Sotto il cielo delle Hawaii: recensione film


UNO SPENTO CAMERON CROWE DELUDE LE ATTESE CON “ALOHA”

Aloha_poster

GENERE: Commedia romantica

DURATA: 105 minuti

USCITA IN SALA: 24 settembre  2015

VOTO: 2 su 5

Provaci ancora Cameron. Dopo il parziale insuccesso di Una vita allo Zoo  (2011), Cameron Crowe torna dietro la macchina da presa con Aloha – Sotto il cielo delle Hawaii, ma il risultato, pur cambiando l’ordine dei fattori, non cambia.

E dopo quattro anni anni di attesa per un nuovo progetto, i fattori in questione erano in questo film ancora una volta di assoluto spessore: a cominciare dal cast. Eppure tutti i fan dell’autore di Vanilla Sky, come il sottoscritto, dovranno ricredersi.

Non basta infatti il tris di assi formato da Bradley Cooper, Emma Stone, Rachel McAdams, a risollevare Aloha, film che sin dalle battute iniziali appare stancamente volto ad un Happy Ending da cinema Hollywoodiano qui troppo scontato e mal introdotto.

In aloha, il militare Brian Gilcrest (Cooper) dopo anni di missioni in giro per il mondo, è chiamato nella sua nuova veste di contractor a tornare nella natia Honolulu per supervisionare il lancio segreto di un nuovo satellite ideato dal miliardario Carson Welch (ottimo come sempre il cameo del sempre più sorprendente Bill Murray).

Arrivato sull’isola da cui manca da 13 anni incontrerà il suo vecchio amore di gioventù Tracy (MacAdams), sposata e con due figli e farà la conoscenza di Allison (Stone), pilota della Air Force, assegnatogli come assistente nella sua missione e che lo coinvolgerà, suo malgrado, nel suo tentativo di fermare il lancio del nuovo programma spaziale.

Il tema del ritorno a casa e del confronto con il passato è sicuramente uno dei grandi topos di Hollywood, ma per una volta l’idea di raccontare la storia di un uomo legato ad una terra così unica e così ricca di storia, sembravano un ingrediente capace di dare un tocco di novità a questa commedia romantica.

Invece le spiagge di sabbia bianca, i panorami mozzafiato, le distese di fitta foresta tropicale restano come un puro accessorio ornamentale, piazzato li per nascondere e camuffare una più importante carenza: la trama. È la sceneggiatura debole è il grande difetto di Aloha, film che non riesce ad entrare fino in fondo all’interno delle dinamiche che regolano le esistenze dei protagonisti, di cui non è approfondito il background e con i quali facciamo fatica ad entrare in sintonia.

Cameron Crowe, che in passato ci ha regalato piccoli cult come Almost famous, capace di fotografare in modo efficace un determinato contesto storico-culturale come quello dei gruppi rock USA anni ’70, ma anche il drammatico Jerry Maguire a manifesto di un mondo cinico come quello del business dei procuratori dietro i grandi atleti professionisti, è però un regista  troppo navigato per non capire che indugiare sul primo piano del bravo Cooper di fronte alla figlia appena riconosciuta è un espediente fin troppo facile per regalare nel finale in crescendo, quella lacrima lungo la guancia capace di far rivalutare la tenuta emotiva del suo racconto.

Resta il rammarico di non aver sfruttato un buon plot di partenza e un’ idea che sembrava originale.

https://www.youtube.com/watch?v=jT3UNnhNCJk

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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