Ask me anything: Missing in Italy


L’INCERTEZZA DI UNA GENERAZIONE DALLA PENNA DI UN’ANONIMA BLOGGER

Ask_Me_AnythingGENERE: drammatico

DURATA: 100 minuti

VOTO: 2 su 5

La crisi dei valori, una generazione priva di ambizioni, dal futuro pressoché assente o quantomeno spaventosamente incerto: Ask me anything vuole essere sì innanzitutto una lasciva allusione, ma, soprattutto, il grido d’aiuto di una gioventù allo sbando ad una società indifferente, una gioventù che rinuncia a “vivere” per passare il proprio prezioso tempo dietro lo schermo di un pc o di un cellulare. Scritto e diretto dall’autrice di Autumn in New York, Allison Burnett, la pellicola si basa su di un suo stesso romanzo intitolato Undiscovered Girl. Presentato al Nashville Film Festival nel Dicembre del 2014, il film non ha poi trovato distribuzione nelle sale.

Katie Kampenfelt, appena diplomata e alle soglie del college, decide di prendersi un anno sabatico, per restare a casa e scoprire sé stessa. Mentre alterna le sue giornate tra il fidanzato di sempre, Rory, e l’amante Dan, maturo docente universitario, coglie l’opportunità della gran quantità di tempo libero a disposizione fondando un blog, personale e anonimo, dove comincia a raccontare i suoi pensieri, le sue riflessioni e i suoi segreti più nascosti. A movimentare la sua routine, la necessità di un lavoro part-time, che le fa conoscere prima Glenn, proprietario di una libreria dall’oscuro passato, e successivamente Paul, piacente consulente scolastico e padre di famiglia che le offre un impiego da babysitter. Sempre registrando tutto sul suo diario online, Katie riporterà così le delusioni, i turbamenti e i terribili stravolgimenti che l’incontro con queste persone porteranno alla sua inizialmente frivola vita.

Malgrado una certa superficialità riscontrabile nello sviluppo della trama quanto nella messa in scena, il cast annovera, a questo punto abbastanza inspiegabilmente, nomi di tutto rispetto. Il professore Dan è interpretato da Justin Long, recentemente visto nel folle Tusk di Kevin Smith, star onnipresente in molte commedie d’oltreoceano. I “saggi” e disincantati Glenn e Paul sono, invece, rispettivamente Martin Sheen e Christian Slater, ed è propria dal loro coinvolgimento che giungono le maggiori perplessità, dettate anche da una prova attoriale sul livello del minimo sindacabile.

Discorso diverso per la protagonista Britt Robertson, premiata nel già citato Nashville Film Festival come Miglior Attrice, e ultimamente in ascesa con pellicole ben più celebri e rilevanti come il discusso Cake con Jennifer Aniston e il Tomorrowland della Disney, dove affianca George Clooney. La star della serie Under the Dome è, infatti, tra gli aspetti più positivi della pellicola, che riesce a reggere quasi interamente da sola, risultando convincente in ogni sua espressione, insieme alle musiche, anch’esse premiate al medesimo Festival. Curiosa la genesi di quest’ultime, a proposito, scelte tra un centinaio di canzoni originali e amatoriali, facenti parte di un contest indirizzato a giovani cantanti in erba, avviato dalla stessa regista che le ha poi rilasciate su ITunes come colonna sonora ufficiale.

Il problema di Ask me anything, in realtà, parte alla base, visto che la storia di un’adolescente spiritosa e post-moderna, che racconta le sue disavventure su un blog anonimo, arriva a distanza di cinque anni dall’ Easy A di Will Gluck (Amici di letto), a sua volta rifacimento in chiave contemporaneo del classico della letteratura La Lettera Scarlatta. Ma quello che per il regista e l’allora inesplorato talento di Emma Stone era stato un brillante esordio, per l’autrice Allison Burnett e la protagonista Britt Robertson altro non è che un confuso e indigesto prodotto. Il confronto tra le due attrici risulta anche piuttosto improprio, dato che, come detto, la Robertson sarebbe anche brava, se non fosse per la poco chiara, quasi fastidiosa, scrittura del personaggio. Conclusione, questa, a dir poco bizzarra se si pensa che l’autrice del romanzo di partenza è la stessa della sceneggiatura. Eppure il tentativo di rappresentare Katie Kampenfelt come una lussuriosa, spregiudicata e in fondo compatibile “antieroina”, con tanto di aggiunta di finale drammatico, quanto incomprensibile, fallisce purtroppo miseramente. Se proprio volete vedere durezza e drammaticità disturbanti nelle vicende di deprecabili adolescenti, guardatevi quelle raccontate da Catherine Hardwicke e Nikki Reed in Thirteen (2003).

 

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"Tutti i bambini crescono, tranne uno".