Closer: Il diamante a quattro punte di Mike Nichols

I SENTIMENTI SECONDO PATRICK MARBER VISTI DALL’OCCHIO DI MIKE NICHOLS

Dan e Alice percorrono la stessa strada, lo stesso marciapiede. Andando l’uno verso l’altra. E si guardano come se già si conoscessero, come se già avessero reale percezione l’uno dell’altra. Ma il dolce e sensibile Dan non conosce quell’angelo che sta camminando di fronte a lui. Un brutto scontro lo porta ad esserne dolce protettore. Una distrazione della splendida fanciulla americana lo porta ad essere il suo unico e fortuito salvatore. Dopo averla portata in ospedale, dopo aver parlato con questa adorabile sconosciuta, dopo aver confessato tutte le sue velleità artistiche, dopo aver parlato del suo noioso e singolare lavoro di scrittore di necrologi e quello di scrittore senza talento, lei crudamente confessa lui il suo erotico lavoro e in quel momento è già troppo tardi, già si amano, già si comprendono.

Larry e Anna sono due sconosciuti, ma Larry ha la certezza di conoscere Anna e lo sa perchè le sue fantasie sessuali la sera prima erano scaturite grazie a lei, grazie ad una eccitante conversazione on line. Di fronte all’enorme vasca colma d’acqua Larry si fa avanti, sicuro del fatto che grazie al camice apposta indossato lei lo riconosca. L’assorta Anna se all’inizio non capisce si rende poi conto che il povero Larry è stato vittima di uno scherzo. Ma quel burlone, che Anna conosce, avrà fatto loro un grande piacere facendone una coppia.

Closer è un’opera teatrale prima che cinematografica e nella trasposizione di Mike Nichols (Il Laureato, Piume di struzzo), il grande regista da poco scomparso, l’infatuazione dello spettatore è immediata. Immediato come il flusso di vicissitudini amorose che colmano la pellicola. Che colmano la vita di quattro perfetti sconosciuti fino a renderli conoscenti, amanti, compagni, rivali e ancora una volta sconosciuti. Tutto è raccontato in modo che lo spettatore non venga informato direttamente di ciò che accade, ma che percepisca dai fitti e magnetici dialoghi ciò che è accaduto ai protagonisti, il modo in cui è accaduto e il tempo trascorso. Proprio come se si assistesse all’originale messa in scena su palcoscenico.

La piéce teatrale è di Patrick Marber, come sua è la sceneggiatura del film, e pochi, per quanto importanti, sono i dettagli che la differenziano dallo script della pellicola. A lui va il grande merito di aver scavato attorno l’intimità di due coppie, di aver donato loro vita grazie ad un inaspettato e originale intreccio. Un intreccio che mischia le carte più volte lasciandoti sorpreso nel modo più inaspettato. L’opera prende vita e si conclude in modo “circolare” grazie al mezzo cinematografico, ma forte rimane l’impronta teatrale che non lascia scampo alla verità, all’intimità tra i personaggi e al talento degli attori.

Jude Law, Julia Roberts, Clive Owen e Natalie Portman sono i grandi interpreti che conferiscono una grande verità e naturalezza ai loro personaggi. Specialmente l’eccezionale bellezza e incredibile bravura di quest’ultima rimane colonna portante del film, lei che con Clive Owen ebbe la nomination agli Oscar e ricevette il suo primo Golden Globe.

La  canzone d’apertura, Blower’s Daughter, che possiede nel testo parallelismi con il film ed è cantata dal cantante folk Damien Rice, ha ottenuto un enorme successo in tutto il mondo. Ma non doveva essere questa la canzone per il film. Rice scrisse infatti una canzone dal titolo Closer appositamente per la pellicola, ma non fece in tempo a concluderla.

Il connubio Mike Nichols e Patrick Marber è incredibilmente congeniale. Un perfetto ingranaggio che il suo autore è stato in grado di creare e che il suo regista ha saputo mostrare. Closer è un vivo ritratto della gelosia, dell’amore e dell’ossessione. Un ritratto che prima di lasciarti andare a qualsiasi riflessione ti sommerge piacevolmente con il suo filo narrativo, ti conquista con la sua sceneggiatura rimanendo nei binari di una regia non invasiva ma solo valorizzatrice del testo.

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