Bota Cafè: recensione film


LA LENTA VITA POSTCOMUNISTA DI UNA COMUNITÀ ALBANESE

LocandinaGENERE: drammatico

DURATA: 100 minuti

USCITA IN SALA: 25 giugno 2015

VOTO: 3 su 5

Beni, Nora, Juli: lui è un uomo in cerca di soldi; lei la giovane cameriera con cui ha una relazione clandestina; l’ultima è la cugina di Beni che si prende cura della nonna Noje. I tre sono i discendenti di un gruppo di persone che durante la dittatura di Henver Hoxa sono stati reclusi nel mezzo del nulla. In quello stesso nulla si erge il Bota Cafè, dove i tre lavorano, ed è qui che si svolge gran parte della storia, nel luogo dove le vite di tre persone sono ogni giorno a contatto. A interrompere la monotonia della loro quotidianità, l’imminente costruzione di un’autostrada proprio nei pressi del locale.

Bota, da cui il film prende il titolo Bota Cafè, in albanese vuol dire ‘mondo’. Ma di quale mondo si parla? Quello in cui una giovane ragazza non può prendere il numero di cellulare di un uomo perché non ha il telefono; quello che sta tutto all’interno del piccolo villaggio perso nel nulla, dove si vedono passare più greggi di pecore che auto; quello dei discendenti degli esiliati durante il regime comunista, che anch’essi sembrano esiliati tutt’oggi.

Il film inizialmente scorre lento e noioso, proprio come lo spezzato di vita che va a rappresentare, ma è uno di quei film che si riscattano verso la metà del racconto: quando, cioè, ogni parte della storia inizia collegarsi all’altra e si comincia ad avere una visione d’insieme del quadro, e tutto cambia. Finalmente nasce l’empatia con Juli, e lo spettatore entra in sintonia con lei, dolce e umile, sprecata per una vita che non la valorizza e che non merita. La recitazione della sua interprete, Flonja Kodheli, è carica di grazia e malinconia.

I registi Iris Elezi e Thomas Logoreci dirigono scene che riprendono in ogni immagine il senso di solitudine e isolamento, attraverso inquadrature bellissime a vedersi, in cui personaggi e ambiente circostante si integrano perfettamente in una desolazione che sembra a tratti poeticamente finta. Purtroppo però la sceneggiatura, fra alti e bassi, offre dialoghi in apparenza poco curati, talvolta quasi inutili.

Anche l’Italia fa parte del film. Bota Cafè è infatti una coproduzione fra il nostro Paese, l’Albania e il Kosovo. Un impegno di cooperazione che viene mostrato anche nel girato, dove sono proprio gli italiani ad aiutare nella costruzione dei quella autostrada che così poco ha a che fare con la landa desolata in cui sta andando ad imporsi, simbolo di un avanzare e di uno sviluppo che a Bota sembra non essere mai arrivato prima di allora.

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"Suonala ancora, Sam"