Ruth&Alex – L’amore cerca casa: recensione film


MORGAN FREEMAN E DIANE KEATON VENDONO APPARTAMENTO A BROOKLYN

Ruth-e-Alex-LocandinaGENERE: drammatico

DURATA: 92 minuti

USCITA IN SALA: 25 giugno

VOTO: 3 su 5

Sbarca nelle nostre sale, in questo weekend, l’ultimo film del regista brittanico Richard Loncraine (Wimbledon), sceneggiato da Charlie Peters, e basato sul romanzo Heroic Measures di Jill Clement, insegnante d’inglese all’Università della Florida. Distribuito da noi come Ruth&Alex – L’amore cerca casa, la pellicola è originariamente intitolata 5 Flights Up e racconta la sofferta e, al tempo stesso, nostalgica transazione della cessione della propria casa da parte della coppia di anziani protagonisti, interpretati da Morgan Freeman e Diane Keaton, diluita nell’arco di tre giorni.

Alex Carver, un pittore di discreto successo, e sua moglie Ruth, un’insegnante in pensione, vivono da quarant’anni nel loro piccolo appartamento di Brooklyn. Quando da giovani vi si sono trasferiti, il quartiere era solo una malmessa periferia di New York, ma oggi è diventato così di moda e talmente richiesto da far lievitare considerevolmente il valore della loro casa. Si lasciano perciò convincere dalla nipote di Ruth, Lily, di mettere in vendita l’appartamento, confidando di ricavarne una somma cospicua, che gli possa permettere di vivere in tranquillità gli ultimi anni insieme. Ma quella casa e quel quartiere sono colmi di ricordi significativi per i due anziani coniugi, e non è affatto facile separarsene.

L’alternanza dei flashback, insieme all’essenziale regia di Loncraine riescono sicuramente a rendere al meglio l’atmosfera malinconica, ma comunque tenera, che si dovrebbe respirare nel seguire i le preoccupazioni e i dubbi di Ruth e Alex. Anche le suggestive riprese di New York e, soprattutto, il lavoro scenografico sulla Brooklyn sempre più “hipster” riescono ad imprimere quella marcia in più nel tentativo di coinvolgere lo spettatore. L’elemento debole, quindi, si riscontra negli ingenui e didascalici dialoghi, e un po’ in tutta la caratterizzazione dei due protagonisti, perlopiù forzatamente sopra le righe. La storia, di riflesso, finisce col mancare di un giusto mordente, e la struttura dello sviluppo trama, gestita come detto in tre giorni, non aiuta. Il quasi aristotelico tempo del racconto, spesso valore aggiunto in molte pellicole, qui ha invece la paradossale colpa di evidenziare la mancanza di riempire i cosiddetti tempi morti tra una, lunga, sequenza e l’altra.

Difetti che derivano, anche, dalla natura letteraria del materiale di base, addirittura troppo fedele, una volta tanto, in un tale approccio alla messa in scena, decisamente poco cinematografico. Emblematico, a questo riguardo, l’uso del voice-off per palesare i pensieri del personaggio di Alex Carver, utilizzato in maniera decisamente poco accattivante. Le perplessità della scrittrice Clement, sul fatto che non si aspettava che questo suo libro potesse diventare un film, poiché “parla di persone anziane e normalmente non è un argomento che interessa a Hollywood”, trovano, così facendo, in qualche modo la loro conferma.

Morgan Freeman e Diane Keaton ce la mettono a tutta a cercare, almeno, di accattivare lo spettatore con simpatia e professionalità, il problema è che sembrano farlo “a tutti i costi”, anche quando né la situazione né tantomeno le stesse battute lo richiedono. La sensazione, quindi, che siano piuttosto “sprecati” in questa produzione difficilmente scompare, nel corso di tutta la visione. Ruoli del genere, quelli cioè degli “anziani che fanno gli anziani”, per dirla in parole povere, hanno spesso significato in passato una precisa, e non felice, fase della carriera per loro illustri colleghi. Per fortuna, vista la richiesta, sempre alta e rilevante (specialmente per il primo), che li contraddistingue, non sembra almeno questo il caso.

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