Pixels: recensione film


DA OGGI I VIDEOGIOCHI DEGLI ANNI ’80 INVADONO LE NOSTRE SALE

Pixel poster

GENERE: commedia, fantascienza

DURATA: 100 minuti

USCITA IN SALA: 29 Luglio

VOTO: 3 su 5

Dal flop commerciale, e artistico, della mini-saga di Tomb Raider con Angelina Jolie, consumatosi nei primi anni 2000, il genere cinematografico videoludico, ovvero quello delle trasposizioni sul grande schermo dei videogiochi, è apparso per anni a un definitivo punto morto. A riportarlo in auge, però, ci ha pensato la “rivincita dei nerd” protagonista dei correnti anni ’10, ben testimoniato, in particolare, dal successo di  The Lego Movie e, in maniera minore ma comunque importante per capire la misura del suo “sdoganamento”, dell’Edge of Tomorrow con Tom Cruise. Sono queste le premesse che hanno portato alla reale concretezza di trasporre sul grande schermo, e nella forma di un (omonimo) fantascientifico disaster-movie, il corto francese Pixels di Patrick Jean,  da parte della Sony e della sua Columbia Pictures, affidando la sceneggiatura a Tim Herlihy e Timothy Dowling e la regia a Chris Columbus, uno che dallo scrivere I Gremlins e I Goonies negli anni ’80 al dirigere i primi due episodi di Harry Potter a inizio nuovo millennio, ha spesso sguazzato nella “materia” nell’arco della sua lunga carriera.

Sam Brenner e William Cooper sono due giovani “nerd” appassionati di arcade games, talmente tanto da farsi persino un nome nell’ambiente. Nel 1982 partecipano così a una competizione che al suo termine invierà i filmati del torneo nello spazio, mediante la NASA, con l’obiettivo di contattare forme di vita intelligente. Sam arriva in finale contro il “bullo” Eddie Plant, ma perde miseramente a una partita di Donkey Kong, sconfitta che lo segnerà a vita. Dopo un salto temporale fino ai giorni nostri, ritroviamo Sam a lavorare come installatore di console per una ditta di videogiochi, mentre il migliore amico William è addirittura il Presidente degli Stati Uniti. Quando la Terra, però, inizia ad essere attaccata dagli alieni, sottoforma di personaggi degli stessi giochi a cui giocavano da piccoli, avendo male interpretato il messaggio inviatogli anni addietro, William chiederà l’aiuto all’esperto Sam per contrastare gli invasori, il quale formerà una squadra di “nerd” reclutando ex-compagni di gioco, come il “complottista” Ludlow Lamonsoff e lo stesso ex-rivale Eddie Plant.

La coppia protagonista vede il ritorno della fortunata collaborazione di Io vi dichiaro marito e… marito tra Adam Sandler (Sam) e Kevin James (William), potenziata dal cameo iniziale di Dan Akroyd nel flashback del 1982, anch’esso presente nella commedia di Dennis Dugan. Oggetto del desiderio del personaggio di Sandler, l’attrice Michelle Monaghan, che dopo la prima stagione di True Detective ritorna a ruoli decisamente più leggeri e ironici, reggendo più che degnamente la scena a fianco del ricco cast maschile, interpretando il personaggio probabilmente meno “stereotipato” della pellicola. Il resto dei membri della scapestrata squadra di “salvatori del mondo” è infatti formato da Josh Gad, più che abituato a questo tipo di ruolo, e un inedito, almeno per come lo conosciamo nello show di culto Game of Thrones, Peter Dinklage, purtroppo poco valorizzato da un doppiaggio italiano inspiegabilmente sopra le righe. Nel corso della pellicola sono tanti i volti noti che hanno partecipato alle riprese in brevi ma divertenti ruoli, tra i quali l’indimenticato Sean Bean, stavolta graziato dalla “mannaia” cinematografica.   

Pixels, come preventivabile, gioca molto sulla nostalgia degli anni ’80 che, insieme a quella dei primi ’90, sta dominando le sale hollywoodiane e, di riflesso, internazionali, tra remake e omaggi continui, perfettamente resa dalla geniale scelta di far parlare gli alieni attraverso video di repertorio di quegli anni. La felice opzione stilistica diventa così un vero punto di forza, indirizzata com’è a un preciso target di riferimento, che si divertirà a cogliere le citazioni più disparate, da quelle dirette, dove Star Wars la fa da padrone (memorabile il “J.K. ha sparato per primo”) a quelle meno indirette, come un certo episodio del Futurama di Matt Groening con cui il plot condivide quantomeno le basi di partenza, se non di più.

Resta questa, però, la parte più rilevante e succosa, poiché andando a fondo della scrittura della trama quanto dei personaggi, Pixels trova non pochi punti deboli. Un peccato, se si pensa che, sia l’atmosfera sia la stessa introduzione dell’adulto Sam, specialmente nelle iterazioni con il “Presidente” migliore amico e la conoscenza della sua “bella”, riesce nella prima mezz’ora iniziale ad attirare fortemente l’attenzione e l’empatia dello spettatore. Premessa che però non viene purtroppo “rispettata” nel successivo minutaggio, fatto di trovate perlopiù arrangiate e prive di speciali guizzi, denotando scarso impegno, o perlomeno particolari ambizioni, da parte degli autori. Per ritornare sui nostri passi iniziali, perde così totalmente il confronto col precedentemente citato The Lego Movie, col quale possiede in comune solo certi presupposti, ma che manca completamente di quello spirito intraprendente e ragionato che accompagna qualsiasi buona e coinvolgente narrazione. Per finire, come sempre, da constatare la minima efficacia del 3D, utile solo in un paio di occasioni.

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