All that jazz, 1976

CINEMA DI IERI PRESENTA ALL THAT JAZZ DI BOB FOSSE

locandinaAll That Jazz è un film del 1979 diretto da Bob Fosse. Bob Fosse è stato un ballerino, coreografo, attore, regista e sceneggiatore statunitense. Per la sua attività teatrale ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui ben otto Tony Awards. La sua carriera cinematografica ha avuto altrettanto successo. I suoi lavori vengono accolti con entusiasmo sin dall’inizio e già con il suo secondo lungometraggio, Cabaret, vince il premio Oscar per la regia. Ma è con All That Jazz che realizza il suo “magnum opus”. In quell’occasione il film ottenne quattro statuette ma Fosse non riuscì ad ottenere il premio più ambito (per la miglior regia il film era in lista con Apocalipse Now e Kramer vs Kramer e fu proprio quest’ultimo ad aggiudicarsi l’Oscar).

All That Jazz è un racconto semi-autobiografico. Si basa sulle passate esperienze di Bob Fosse come direttore dello spettacolo teatrale Chicago a Broadway e come regista del film Lenny. Joe Gideon, l’alter ego di Bob Fosse, è un coreografo e direttore di teatro, oltre ad essere un assiduo bevitore, un fumatore accanito e un donnaiolo esperto. Prima di tutto però è un’artista. Tutta la sua vita è infatti dedicata alla sua passione e al suo lavoro. Mentre il resto è una semplice cornice, la benzina per mandarlo avanti. “It’s showtime folks” è la frase che Gideon si ripete ogni giorno davanti allo specchio, dopo essersi svegliato e preparato per la giornata.

La routine mattutina comprende una ragazza accanto a lui nel letto, occhi iniettati di sangue e collirio, una bella doccia e qualche farmaco per aiutarsi a tirare avanti. Ma non può resistere a lungo in questa maniera. Ed ecco che entra in scena il personaggio principale di questo spettacolo, l’ultimo flirt del donnaiolo senza sosta: La morte. La salute di Joe infatti si va rapidamente deteriorando. Ma lui non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo stile di vita. Come dice all’inizio del film, mentre cerca di trovare l’equilibrio su una corda sospesa per aria: “To be on the wire is life. The rest is waiting“.

Bob FosseAll That Jazz è un viaggio surreale,  in cui realtà e finzione sono separati da una linea sottilissima. Viene rappresentata la vita di Joe Gideon e in essa si confondono il suo passato, i suoi sogni ed i suoi incubi.  Il tutto magistralmente realizzato dal regista statunitense. Il montaggio e  la coreografia delle scene sono impeccabili. Gli attori non son da meno, soprattutto Roy Scheider che è perfetto nei panni di Fosse; sia per il semplice aspetto fisico, con tanto di capigliatura, pizzetto e abbigliamento simili al regista statunitense, sia per il carattere complesso. La sua interpretazione è energica e sincera ed esalta l’autenticità del personaggio.

Tra i tanti temi affrontati, due concetti definiscono il nucleo centrale del film. Innanzitutto, l’assunto che non si possa realizzare un’opera di alto livello senza rimanerne in qualche modo danneggiati. Inoltre, tramite il comportamento del perfezionista e perennemente inappagato Joe Gideon (che qui coincide perfettamente con Fosse stesso), l’idea secondo cui qualsiasi cosa potrebbe essere migliorata con maggior tempo ed impegno. (…Lo stesso vale per questo piccolo articolo).

Insomma, All That Jazz è una brillante rappresentazione della discesa di un artista, intrappolato e -allo stesso tempo- dipendente dalla vita frenetica del mondo dello show business, verso la pazzia e la morte. Si tratta di uno sguardo penetrante ed inflessibile nelle sue manie e nella passione per il proprio lavoro che, alla fine, determineranno la sua fine. Un film che, proseguendo nel solco tracciato da 8 e ½ di Fellini -senza però esserne oscurato e mantenendo una propria originalità- occupa senz’altro un posto di rilievo nella storia del cinema.

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