Equals: recensione film


ARRIVANO I ROMEO E GIULIETTA DEL FUTURO, MA CON UN FINALE APERTO

locandina equalsGENERE: fantascienza

DURATA: 101 minuti

VOTO: 3 su 5

In una società del futuro, in cui le persone sono votate ai viaggi nello spazio per trovare le risposte al loro presente, si sente la necessità di non compromettere la stabilità raggiunta e l’umanità con guerre e sete di potere. Per questo, per arrivare alla perfezione, nessuno deve provare sentimenti, e a tale scopo viene cambiato il DNA di modo che i geni delle emozioni scompaiano. Ma cosa succederebbe se si accennasse un sorriso, provasse rabbia, piangesse, ci si innamorasse? Le persone che arrivano al 4° stadio della SOS (malattia che identifica la ricomparsa del gene) sono destinate a ricevere trattamenti farmacologici o ad essere internati nel Covo, luogo dove si viene a delle torture fisiche e psicologiche devastanti fino ad arrivare al suicidio. Ma forse un modo c’è per gli infetti di salvarsi e di poter raggiungere un luogo dove poter vivere le proprie emozioni liberamente. Nia e Silas, sfortunati amanti di questa società del futuro, proveranno a tutti i costi a vivere il loro amore.

La storia di Equals, di per sé, ci dice ben poco, o almeno non ci dice nulla di nuovo. Ha molto di altri film fantascientifici che prima di esso hanno esplorato le possibili visioni di un futuro senza emozioni (senza andare troppo lontano nel tempo, The giver proponeva uomini che avevano scelto l’uniformità per rinunciare alle proprie passioni). Inoltre quello che sembra evidente è un forte richiamo al classico shakespeariano di Romeo e Giulietta e all’amore contrastato e impossibile, quell’amore che fa soffrire ma senza cui non si vive.

Nia (Kristen Stewart) e Silas (Nicholas Hoult) sembrano incarnare proprio i due eroi sfortunati dell’opera inglese, e ad ostacolarli non sono due famiglie intransigenti ma la società in cui vivono. Risvegliare le emozioni, però, è un viaggio di non ritorno. Prima uno sfioramento delle mani, poi un abbraccio, poi ancora un bacio. Rinunciare a tutto ciò è ormai impossibile, come impossibile è continuare a vivere in un mondo ingiusto che nega di essere ciò che si è.

Se la storia di Equals non lascia spazio alle sorprese, e sceglie un finale aperto ad una prevedibile felicità per non deludere le aspettative degli spettatori più sentimentali, quello che maggiormente attrae sono le scelte tecniche. La regia predilige primi e primissimi piani con macchina a mano, e si coniuga con una fotografia prevalentemente luminosa e dai toni chiari. Attraverso inquadrature strettissime la visione entra in contatto con gli altri sensi, che lo spettatore riesce così a percepire fino a rimanere coinvolto emotivamente. Compito, questo, facilitato anche dalle musiche di Sascha Ring e Dustin O’Halloran che accompagnano le immagini per gran parte del film, essendo poco parlato.

Equals è diretto da Drake Doremus e prodotto da Ridley Scott, ed è tra i film in concorso alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia.

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