Inside Out: recensione film

IL MONDO CONTORTO DELLE EMOZIONI IN UN FILM CHE DIVERTE E COMMUOVE

Locandina Inside outGENERE: animazione

DURATA: 94 minuti

USCITA IN SALA: 16 settembre 2015

VOTO: 4 su 5

L’undicenne Riley vive una vita felice circondata dall’affetto della famiglia e dell’amica del cuore con i quali condivide la passione per l’hockey nella fredda Minnesota. Fin da quando è nata, Riley è seguita e controllata dalle sue emozioni che, da dietro un attrezzato quartier generale, fungono da Fate Madrine, consigliandola, incoraggiandola, contenendola, spazientendola e intristendola. Dentro la sua testa e dietro ai pulsanti della console emozionale governa Gioia, positiva e intraprendente, si spazientisce Rabbia, pronto alla rissa, si turba Paura, impaurito e impedito, si immalinconisce Tristezza, triste e sfiduciata, arriccia il naso Disgusto, disgustata e svogliata. La vita di Riley cambia quando con i genitori si trasferisce a San Francisco, e adattarsi alla nuova vita non sarà affatto facile, ma inaspettato, mettendo a dura prova le sue emozioni.

Inside Out è il nuovo film d’animazione dell’ormai famoso connubio tra Disney e Pixar, che coinvolge grandi e piccoli, come vuole la tradizione. Diretto da Pete Docter, già candidato all’Oscar come miglior film d’animazione per Toy Story, Monsters & Co. e vincitore per Up, con Inside Out torna a privilegiare le storie con protagonisti i bambini e la loro infanzia, in un mondo fatto di fantasia e sentimenti. Le emozioni di Riley sono il pretesto per mostrare al pubblico cosa succede nella mente di una persona quando prova sentimenti di gioia, rabbia, paura, tristezza e disgusto, e riesce a realizzarlo nel modo più semplice possibile arrivando dritto negli occhi e nel cuore dello spettatore. Il tutto lo fa passando tramite una bambina, Riley, e descrivere il suo delicato passaggio tra infanzia e adolescenza.

La prima parte di Inside Out ci presenta le cinque emozioni della mente di Riley, dove però è Gioia la regina incontrastata che come una leader gestisce le altre quattro ‘voci’, trovandosi a cercare di capire Tristezza, il suo opposto, e tenendola il più possibile lontano dalla sua console del quartier generale. Sono proprio loro due le protagoniste indiscusse che si confrontano, si scontrano, e si scoprono, capendo che l’una non può vivere senza l’altra, perché non c’è gioia senza tristezza nell’animo umano. Consapevolezza che acquisisce solo in seguito ad una lunga prova, a un “forzato” viaggio di formazione delle emozioni attraverso i meandri dei ricordi e della loro organizzazione e che rispecchia la crescita stessa della bambina. Quanti memorie sono custodite nel nostro inconscio, quante ci tornano alla mente e quante ancora abbiamo dimenticato?

Ogni personaggio di Inside Out ci conquista a modo suo, ma tra quelli che non possono non entrare nel cuore dello spettatore c’è sicuramente Bing Bong, l’amico immaginario d’infanzia, tenero e ingenuo, generoso e pasticcione con il grande desiderio di non essere dimenticato dalla piccola compagna di avventure e che sogna di poterne portare a termine ancora una, quella di andare con Riley sulla luna. Bing Bong, fatto di zucchero filato rosa e composto da parti diverse di tanti animali, è il frutto della fantasia di ogni bambino, che raccoglie in sé quanto di bello e buono ci possa essere. Il suo destino è il segno dell’inevitabile crescita di Riley, nonché uno dei momenti più toccanti dell’intera pellicola.

Scene di grande tenerezza si alternano ad altre divertentissime e dalla risata assicurata, come il ricordo ricorrente del motivetto pubblicitario che gli operai della memoria a lungo termine si divertono a riportare all’improvviso alla mente, oppure la scena a tavola, in cui il pensiero femminile e quello maschile (nei panni delle emozioni dei genitori di Riley) sono messi a confronto sottolineando le divergenze di comportamento tra i due sessi.

Inside Out è più di un film, è un viaggio che diverte e commuove, senza mai scendere nel negativo, ma mostrando il lato positivo di ogni emozione. Una pellicola destinata a restare nel tempo e a collocarsi nei grandi classici dell’animazione pixariana come Toy Story.

PS: L’ormai consueto cortometraggio d’apertura, Lava, è uno dei più emozionanti degli ultimi anni.

Verdiana Paolucci & Eleonora Materazzo

 

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