Italian Gangsters: recensione film


RENATO DE MARIA PORTA AL LIDO I BANDITI DEL DOPOGUERRA

Renato De Maria

GENERE: Docu-fiction
DURATA: 87 minuti
VOTO: 3 su 5

Un ritratto dell’Italia del dopoguerra inusuale e diverso: questo è quello che propone Renato De Maria con il suo film Italian Gangsters, presentato nella sezione “Orizzonti” della 72esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Ezio Barbieri, Paolo Casaroli, Pietro Cavallero, Luciano De Maria, Horst Fantazzini e Luciano Lutring sono i protagonisti dell’ultimo lavoro del regista di Paz! Nomi che a molti non diranno nulla, ma che in passato hanno trovato spazio per decenni sulle prime pagine dei quotidiani, interessando le penne di giornalisti come Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Indro Montanelli.

I sei personaggi presentati da De Maria sono stati dei gangsters, dei banditi che hanno vissuto il loro periodo d’oro durante la rinascita seguente la Seconda Guerra Mondiale. Le loro storie fanno parte della nostra Storia, si intrecciano profondamente alle vicende del nostro Paese divenendone a loro modo protagonisti.

Per rendere al meglio questo concetto, De Maria decide di sfruttare, per tutto lo svolgersi della pellicola, il piano della finzione e quello della ricostruzione storica. Del primo fanno parte i primi piani dei sei attori che, su uno sfondo nero e con una tagliente luce dall’alto, danno voce e corpo ai sei malviventi. Ma anche gli spezzoni tratti da vari gangster movie italiani degli anni ’60 – ’70 (di registi come Antonioni, Petri, Bava, Caligari e Di Leo) arricchiscono la linea della finzione.

I filmati dell’Istituto Luce, invece, costituiscono la sezione della ricostruzione storica, continuamente intersecata con l’altra. La volontà di legare con forza i due piani, e quindi di evidenziare la connessione tra le attività dei banditi e le vicende socio-politiche dell’Italia d’allora, è dunque resa con maggior vigore dal continuo alternarsi tra questi due livelli.

La pecca di questo lavoro può forse venire individuata nella resa attoriale di alcuni interpreti, che più che dar vita a un gangster sembrano giocare a fare il gangster. Il risultato è una caratterizzazione dei personaggi a tratti macchiettistica e fastidiosa, stridente con le immagini di repertorio e anche con i medesimi ruoli presenti nelle scene dei film inseriti.

Il pregio del film di De Maria, però, è sicuramente quello di porre l’attenzione su un periodo della nostra Storia dimenticato: quello che ha visto la nascita e il potenziamento di questi banditi “gentiluomini”, malviventi del Nord che sono risorti dalle ceneri del conflitto mondiale nella loro personalissima maniera, andando a muoversi nei piani alti di una società che è stata allo stesso tempo causa e mezzo dei loro successi.

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