L’attesa: recensione film

MESSINA CREA UN’OPERA CHE SFIORA LA POESIA VISIVA MA RESTA INFINE MUTA

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GENERE: Drammatico

DURATA: 100 minuti

USCITA IN SALA: 17 settembre 2015

VOTO: 3 su 5

La vita di Anna viene sconvolta da un lutto improvviso. Subito dopo, la donna riceve la visita inaspettata di Jeane, giovane francese che dice di essere la ragazza di Giuseppe, suo figlio. Ma Giuseppe non c’è: ha lasciato Anna tutta sola in quella grande villa barocca sperduta nella campagna siciliana. Non resta dunque che aspettarlo, insieme, e nel frattempo imparare a conoscere meglio la sua ospite, colei che forse un giorno potrebbe divenire sua nuora. Ma per conoscere qualcuno, bisognerebbe innanzitutto essere sinceri ed onesti con lui, e Anna non lo sta facendo, continuando a negare a Jeane una realtà che tenta innanzitutto di negare a sé stessa.

Piero Messina porta alla Mostra del cinema di Venezia il film L’attesa, il suo primo lungometraggio e il primo film italiano presentato in concorso. Un esordio che, per certi versi, si profila come un’occasione mancata.

Già dalle prime inquadrature, l’opera del cineasta siciliano non può fare a meno che rimandare alla poetica dello sguardo di Paolo Sorrentino, quello stesso Sorrentino per cui, per due volte, Messina è stato assistente alla regia. La resa emotiva, però, risulta del tutto diversa, se non assente.

Non si può negare al regista una straordinaria bravura nella costruzione dell’immagine, nella disposizione geometrica degli elementi all’interno dell’inquadratura e nella scelta precisa di intervallare campi lunghi silenziosi (dove sono gli splendidi luoghi a parlare) con scene d’interni abitate principalmente dalla colonna sonora. Il film è, di fatto, esteticamente curato nei minimi dettagli, reso con grande forza e rigore visivo attraverso le linee pulite e la dolce asprezza dei paesaggi ai piedi dell’Etna. Ma lo spettatore è tenuto alla larga da tutto ciò.

Tranne per la grande interpretazione di Juliette Binoche, il cui volto sembra essere l’incarnazione perfetta della compostezza e del dolore, pochi sono infatti gli spiragli attraverso i quali poter guardare davvero all’interno del film, pochi i passaggi che permettono l’accesso a un’emotività che sappiamo esserci, ma che è tenuta a bada e lontana da noi.

L’attesa si rivela essere un’opera splendida nella sua composizione, una creatura bellissima da ammirare nel silenzio, ma che sfiora quasi l’afonia quando vuole invece comunicare il proprio messaggio.

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"Mi piace l'odore del napalm al mattino".