Padri e figlie: recensione film

RITORNO STRUGGENTE DI MUCCINO CON RUSSEL CROWE SEMPRE CREDIBILE

locandina Padri e figlieGENERE: drammatico

DURATA: 116 minuti

USCITA IN SALA: 1 ottobre 2015

VOTO: 3 su 5

Jake Davis è uno scrittore di successo con all’attivo un premio Pulitzer. Improvvisamente la sua vita cambia quando perde la moglie in un incidente. L’uomo si ritrova a crescere da solo la loro bambina e inoltre è colpito da alcuni disturbi mentali che lo costringono in un ospedale psichiatrico per un periodo, perdendo la custodia di Katie. Dopo oltre 25 anni Katie è diventata un’assistente sociale dedita ai bambini disagiati, ma i traumi del suo passato si riversano sul suo presente, impedendole di riuscire a vivere fino in fondo una vera storia d’amore, e forse ad amare realmente anche sé stessa.

Se siete restii alla commozione, a piangere in pubblico (anche se al buio) e ad uscire da una sala cinematografica con il naso e gli occhi rossi, non andate a vedere Padri e figlie, l’ultimo film di Gabriele Muccino, in sala dal 1 ottobre. Protagonisti Russel Crowe (che non perde charme e fascino, nemmeno durante le scene delle convulsioni) e Amanda Seyfried, ragazza con occhi che parlano. Accanto a loro Aaron Paul, Diane Kruger, e un cameo di Jane Fonda, intramontabile.

Se è pur vero che è facile far piangere con storie di orfani e padri in difficoltà, Padri e Figlie è un film ben riuscito, mai urlato, con passaggi tra passato e presente che fluiscono morbidamente e accompagnano lo spettatore in un viaggio interiore pieno di ostacoli e momenti di grande commozione appunto. Se non genitori, siamo tutti figli, e il gioco dell’immedesimazione è automatico. Struggenti i ricordi, la nostalgia, le separazioni. E poi ci sono tutti gli ingredienti: il padre che non si arrende, gli zii ricchi e cattivi, la solitudine, i problemi economici ed una società basata sul successo, personale e professionale.

Ultimo lavoro americano di Muccino, dopo “l’esperienza più brutta della mia vita professionale” dice il regista ricordando Quello che so sull’amore (con Gerard Butler, 2012), questa volta la pellicola potrebbe avere un bel successo di pubblico.

La storia regge e ha un ritmo che non sfianca. Le interpretazioni sono ottime: Russel Crowe è straordinario e sempre credibile, ed è sempre “il gladiatore” dice il regista, anche quando è un padre che cerca disperatamente di non perdere la figlia. Poi c’è Amanda, volto d’angelo, una vita da giovane donna che non si innamora e cambia partner praticamente due volte a settimana. La sceneggiatura e le scelte registiche riescono a farci empatizzare con tutti i personaggi veri e positivi e con le loro debolezze, e farci detestare quelli negativi ed egoisti, anche se poi, per tutti, c’è qualche chance di redenzione. Da segnalare la bravissima piccola Kylie Rogers, che speriamo di ritrovare nel suo percorso.

 

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”