The danish girl: recensione film

REDMAYNE COMMUOVE, SUPERBO NEI PANNI DEL PRIMO TRANS OPERATO

locandina the danish girl
GENERE: drammatico

DURATA: 120 minuti

USCITA IN SALA: febbraio 2016

VOTO: 3,5 su 5

1926, Danimarca. Einar Wegener è un famoso paesaggista sposato con Gerda, anch’essa pittrice, con la quale conduce una vita perfetta e felice. Tutto però cambia quando Gerta gli chiede di posare per lei con un abito femminile e quando, poco tempo dopo, per gioco va ad una festa vestito da donna. Quello che doveva essere un gesto scherzoso gli risveglia qualcosa che per anni aveva seppellito e nascosto nel profondo di sé stesso. Così continua a replicare l’esperienza anche in pubblico, e non può che confessare alla moglie di quando bambino baciò un suo amico. La confusione interiore porta Einar e Lili, la sua parte femminile, a scontrarsi, senza però mai perdere seppur con difficoltà e dolore l’appoggio della moglie. In seguito a diverse visite mediche, i coniugi Wegener sono costretti a trasferirsi a Parigi, cogliendo l’occasione di Gerta di esporre in città, ma soprattutto per evitare che Einar venga internato per perversione. Qui vedrà infine in modo decisivo prevalere Lili, con il grande desiderio di poter finalmente essere sé stessa nel corpo giusto.

Quella del film The danish girl, diretto da Tom Hooper (Il discorso del re, I miserabili) e in concorso alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, è la storia vera di Lili Elbe, nata Einar Wegener, considerata la prima transessuale della storia che effettuò un’operazione di cambio di sesso. Pittore fin da piccolo, Einar viene letteralmente salvato dall’arte, in quanto attraverso i ritratti di Gerta si scopre e riconosce come ciò che è realmente dentro di sé, tradito invece nel corpo: una donna. Attraverso i dipinti che ritraggono Lili torna a galla quella sessualità che dice di avere represso fin da piccolo, tanto che l’operazione non è un cambiamento, ma un aiuto a diventare chi è sempre stato.

La vicenda si sviluppa in un difficile contesto storico, considerando che se in molti ancora oggi hanno pregiudizi e difficoltà ad accettare persone LGBTQ, negli anni Venti/Trenta, periodo in cui ancora non si aveva una profonda e diffusa conoscenza di ciò, si tendeva a ridurre tutto a malattia. Ciò che avviene anche a Einar quando espone il suo caso ai medici, che per contro lo definiscono schizofrenico, malato, pervertito, pazzo di fronte alla sua normalità.

Tratto dall’omonimo libro di David Ebershoff, The danish girl è di stata di certo una delle pellicole più attese di questa mostra, e le aspettative non hanno deluso: ci si trova di fronte ad un lavoro tecnicamente ben fatto per non dire quasi perfetto, con una particolare attenzione alla ricostruzione dell’epoca, e con una storia che riesce a commuovere scena dopo scena lo spettatore.

Soprattutto sono strabilianti le interpretazioni del cast, prima fra tutte quella di Eddie Redmayne, che dopo l’Oscar ottenuto per il ruolo di Stephen Hawking in La teoria del tutto, ha scelto di nuovo un personaggio complicato che necessitava ancora una volta di una radicale trasformazione, ma che ha saputo ottimamente portare a termine: il passaggio da Einar a Lili con la delicatezza della voce, dei gesti, della camminata, sono studiati e resi a puntino, tanto che in molti già pensano a nuovi importanti premi, e perché no, a un bis agli Oscar, per questa performance che regala un personaggio fragile ma non per questo meno coraggioso e determinato.

Perfettamente nella parte è anche Alicia Vikander nel ruolo di Gerta, donna forte e determinata, che non pecca mai di egoismo e che è tanto innamorata da mettere la felicità di Einar di fronte alla propria e non lasciarlo solo di fronte alle difficoltà che lo travolgono. I due attori riescono a restituirci una vera storia d’amore che va oltre le convenzioni e si traduce in un legame di anime.

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"Suonala ancora, Sam"