Suburra: recensione film

SUBURRA, STEFANO SOLLIMA RACCONTA ROMA E LA SUA BOLGIA CRIMINALE

SUBURRA LOCANDINAGENERE: drammatico

DURATA: 130 minuti

USCITA IN SALA: 14 ottobre 2015

VOTO: 3,5 su 5

Suburra, ossia quel quartiere dell’Antica Roma in cui il potere e la criminalità stringevano segreti accordi. Oggi sembra che tutta Roma sia stata mangiata viva da questa mentalità, come dimostra l’inchiesta di Mafia Capitale.

Tratto dall’omonimo libro di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, Suburra racconta i fatidici giorni che precedono l’apocalisse, ossia le dimissioni del Presidente del Consiglio in carica. Filippo Malgradi è un deputato che in accordo con il Samurai, ex ma ancora molto temuto e rispettato componente della banda della Magliana, sta proponendo in Parlamento un disegno di legge sulle periferie che porterebbe Ostia a diventare una vera e proprio Las Vegas. Il tutto con il favore del giovane capo banda di zona, Numero 8, e invece all’insaputa della famiglia zingara degli Anacleti. Ma quando Malgradi passa una notte di sesso e droga con due giovani escort e la più giovane muore, diversi componenti di queste bande si incontreranno e scontreranno, scatenando una guerra senza regole in cui l’unico comandamento è il raggiungimento del potere e l’arricchimento maggiore.

La Roma che il regista Stefano Sollima ritrae nel suo Suburra è una città ferita, lasciata allo sbando, abbandonata non solo dal Presidente del Consiglio ma anche dal Papa; si avverte la sensazione di una stabilità precaria, di un equilibrio destinato a crollare e a portare con sé nel baratro tutti i responsabili di questa macchina dell’illegalità.

Una fotografia d’effetto e una regia coinvolgente ne fanno un film che è un piacere per gli occhi, e le interpretazioni ne sono un valore estimabile. Nel cast un Pierfrancesco Favino perfetto nella figura del politico corrotto, debole marionetta nelle mani dei cattivi, plasmabile a loro piacimento, che quando pensa di avere finalmente raggiunto il potere e il successo cade coinvolto dagli eventi, senza più alcuna certezza. Ottimo Claudio Amendola, che si riscatta dalla caduta di classe delle sue ultime partecipazioni televisive interpretando in modo estremamente convincente il Samurai in tutta la sua gelida calma; e anche Elio Germano, giovane pappone, sa trasmettere tutta la disperazione e la rabbia di chi perde tutto ciò che ha.

Ma a colpire sono anche le donne, due giovani attrici che hanno dimostrato di essere all’altezza dei loro ruoli, due personaggi opposti: Giulia Elettra Gorietti è un’escort fragile e ferita che tradita per salvarsi tradisce a sua volta, mentre Greta Scarano, è una giovane ragazza tossica, che fino alla fine rimane leale al suo uomo (Numero 8, interpretato dal bravissimo Alessandro Borghi) e che è determinata a fare giustizia in ogni modo pur di vendicarlo.

Suburra, nonostante il titolo si ispiri al passato, raffigura la Roma di oggi, la capitale inghiottita dalla speculazione edilizia, dalla corruzione e dalla criminalità, e anche se il film mette in scena personaggi a volta estremizzati e azioni non difficilmente prevedibili, c’è un fondo di nera verità che il libro ha anticipato in modo fin troppo realistico e puntuale. E alla fine un solo pensiero permane nella mente dello spettatore: povera Roma, poveri noi.

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"Suonala ancora, Sam"