The Lobster: Recensione Film

THE LOBSTER DI ANTHIMOS E’ UN’ALLEGORIA UNICA DI COME UNA SCELTA ASSOLUTA SIA TRAGICA, CON O SENZA PARTNER

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GENERE: Commedia, Drammatico, Romantico

DURATA: 118′

USCITA IN SALA: 15 Ottobre 2015

VOTO: 5 su 5

La visione di un futuro dispotico, di una realtà parallela è alla base del nostro racconto. Nella città è illegale essere single, essere privi di un compagno, un marito, un fidanzato. Al momento della separazione David (Colin Farrell) non verserà alcuna lacrima. Il suo dolore per il tradimento sarà solo ridotto a fastidio per essersi trovato nella condizione illegale di single. Le autorità saranno quindi avvertite e il trasferimento nell’hotel sarà necessario. Nell’hotel di fondamentale importanza sarà non fumare e non masturbarsi. Il tutto necessario per facilitare la ricerca di un partner all’interno della struttura. Ma non solo. Evitare di fumare porterà ad un vantaggio nella caccia. La caccia per prendere i solitari nel bosco, necessaria a guadagnare un giorno all’interno dell’hotel per ogni preda catturata. Un tempo limite di 45 giorni oltre il quale la trasformazione nell’ animale prescelto sarà compiuta.

In The Lobster sono due i mondi che si sfiorano, si scontrano e si annullano l’uno con l’altro. Il mondo nei boschi e quello nella città. Due punte troppo pungenti e assurde di uno stesso mondo, nate dalla volontà dell’uomo. Una volta  compreso qual è il quadro che Yorgos Lanthimos, cineasta greco candidato agli oscar per Kyodontas nel 2011, ha disegnato con i suoi colori saturi, si comprende anche qual’è il suo messaggio. Con una chiave surreale perfettamente congeniale al racconto della tragica realtà delle nostre vite.

Ma dov’è la tragicità per Yorgos? In maniera evidente è nell’estremizzazione di una scelta. Qualsiasi essa sia. Estremizzazione che non trova legittimazione né nell’essere socialmente accettata e legalmente imposta, né nella sua natura ribelle e apparentemente libera. Il disegno del regista greco mette in discussione i dogmi e le convenzioni universalmente accettate. Egli coglie un universo assurdo e dal sapore grottesco per farci comprendere come i versi opposti di uno stesso mondo, se affrontati con la stessa cieca assolutezza siano ugualmente e inconcepibilmente brutali e violenti.

Colto il messaggio non resta che ammirare le meraviglie di una scrittura geniale, di una fotografia attraente e comunicativa, mentre la recitazione rimane brillante e al servizio della singolare sceneggiatura.

La magnetica attrazione per The Lobster non si riduce solo al geniale e unico incontro tra fantasia e crudeltà, tra ingegno e umorismo. L’incanto si ritrova nella sua primitiva essenza. Quella di estrema libertà di  narrativa. Una libertà in perenne contrasto con le pressanti e numerose catene del film.

Il racconto distopico di questo genio del cinema è interpretato da un cast internazionale tra cui Colin Farrell, Rachel Weizs, Ben Whishaw e la francese Léa Seydoux oltre alla sua musa e compagna francese Ariane Labed e alla conterranea Angeliki Papoulia. Un cast che ha conservato nella recitazione il suo accento originario, segno distintivo di una volontà di conservazione delle singole identità, come voluta da Lanthimos.

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