33° TFF: a Torino molti i film belli da vedere

IL TFF SI CONFERMA DI ALTO LIVELLO TRA SPERIMENTAZIONE E RICERCA

Torino è una città bellissima. E non lo dico per campanilismo, visto che ci sono nata e cresciuta. Lo dicono tutti, finalmente. Fino a qualche anno fa sentivo dire “è grigia”, “è triste”, anche da persone che l’avevano vista solo in cartolina. Torino è fredda, è vero. Ci sono circa due gradi. Ma è una città viva, elegante, non invadente. Con i suoi caffè antichi, i portici di via Po, Piazza Vittorio con la vista della Gran Madre e della collina.

Coup de chaudE in questi giorni è ancora più bella: perché è il corso la 33esima edizione del Torino Film Festival. In nove giorni di rassegna 158 lungometraggi di 50 anteprime mondiali.  Il TFF, nato nel 1982 con la peculiarità di essere una festival metropolitano e dedicato al cinema dei “giovani”, nel corso degli anni ha rafforzato la sua vocazione al cinema indipendente. A unire i tanti titoli “sono le radici, il confronto col padre e con la madre. E questo vale molto per i giovani cineasti”, spiega la direttrice artistica Emanuela Martini.

Grande attenzione agli esordienti, tra ricerca, scoperta e innovazione. Grande successo di pubblico, con sale tutto esaurito, come successo per la maratona horror notturna del 22 novembre. Una bella risposta al clima di terrore che i responsabili dei fatti parigini (e non solo parigini purtroppo) stanno tentando di imporre nelle nostre vite: sale piene, locali, ristoranti, tre concerti di Madonna sold out e CioccolaTo, fiera del cioccolato in piazza Castello.

Il mio festival inizia in sordina, con ritmi meno festivalieri, poiché ho con me i due terzi della tribù (cioè due dei tre figli, che la nonna tiene pazientemente, ma con un limite orario!), ma inizia alla grande. Coup de chaud di Raphael Jacoulot. In uno sperduto paesino francese, durante un’estate torrida e secca, non solo i campi ma anche i componenti della comunità risentono di alcuni “incidenti”. Le colpe di tutto ricadono su Josef, ragazzo di origine gitana con evidenti problemi comportamentali. In un susseguirsi di relazioni tra i vari abitanti, il percorso di vita poco lineare e bizzarro di Josef non viene accettato, con conseguenze che andranno ad incidere sulla vita di tutti, o forse no. Una storia toccante e dura, sul peso del pregiudizio. In stato di grazia l’attore Karim Leklou, che interpreta il giovane disturbato con una tale verità da rubarci il cuore.

Me and Earl and the dying girl Si prosegue con il film che ha vinto il premio del pubblico al Sundance Festival, Me and Earl and the dying girl di Alfonso Gomez-Rejon (già regista delle serie di successo Glee e American Horror Story). Un viaggio post adolescenziale tra le difficoltà del passaggio all’età adulta, in cui Greg, studente impacciato e con una bassa considerazione di sé, ci accompagna insieme al suo unico amico Earl, con cui realizza mini film parodie dei grandi titoli della cinematografia mondiale (da Herzog a Truffault, passando per Kubrick e Coppola…). Quando nella sua vita si vede costretto dalla madre a frequentare una ragazza del liceo perché malata di leucemia, la sua vita, inevitabilmente, cambia. Ma la malattia terminale, l’amicizia, il rapporto con i genitori e con il mondo, vengono raccontati con tale leggerezza ed ironia che ci si ritrova a piangere singhiozzando dopo molte, molte risate.

Torino ci accoglie con molti bei film da vedere, cioccolate calde, piatti e vini piemontesi da leccarsi i baffi. Direi che il TFF è un’ottima occasione per riscoprire o conoscere questa città: ecco perché la mamma è al Festival!

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”