Strage di Parigi: non resta che scusarsi

13 NOVEMBRE 2015: LA STRAGE DI PARIGI NON HA PIÙ BISOGNO DI PAROLE

Si è parlato tanto della strage di Parigi, se ne è parlato troppo e male nella maggior parte dei casi. Alcuni sui social network hanno persino infastidito i morti, omaggiandoli con scuse che non giovano a questa guerra e con aforismi che riempiono le bocche di odio e veleno. Forse sarebbe il momento di stare in silenzio, di ascoltare e chiedere scusa, noi tutti, nessuno escluso, alle vittime di questa immonda guerra. Guerra di potere e non certo di religione.

imageSarebbe il caso di chiedere scusa alle centinaia di bambini sacrificati, alle loro madri che invece di raccogliere giocattoli non fanno altro che ripulire il sangue dai corpi dei loro figli. Sarebbe il caso di chiedere scusa a quelli che il venerdì sera vorrebbero ascoltare musica e invece sono costretti ad ascoltare spari ed esplosioni. Sarebbe il caso di chiedere scusa a quelli che pregano Allah e che nella credenza comune sono o fruttivendoli o terroristi. A quelli che chiamiamo stranieri ma sono anni che ci abitano vicino casa. Sarebbe il caso di chiedere scusa a quelli che combattono questa guerra pur non essendo la loro e a quelli a cui di questa guerra proprio non importa un bel niente, ma si ritrovano a pagarne i conti. A chiedere scusa dobbiamo essere noi, i nostri governi, i nostri giornali e le TV, la nostra informazione tutta e il nostro razzismo con il quale speriamo di essere salvi e che invece ci fa giudici in terra e demoni in cielo.

Invece di parlare vorremmo che sia l’arte a farlo, vorremmo che la bellezza e la ricchezza delle immagini possa farlo per noi, con la speranza che la cultura uccida l’ignoranza del potere assassino. In ricordo del 13 novembre 2015 proponiamo Persepolis, il film d’animazione francese del 2007, basato sul l’omonimo fumetto, scritto e diretto da Marjane Satrapi, l’autrice delle memorie, e da Vincent Parronaud.

Il film inizia poco prima della Rivoluzione che porterà alla repubblica islamica . Racconta un volto della storia poco conosciuto e lo fa attraverso gli occhi di una bambina di 9 anni e poi di una giovane donna stretta nelle regole del suo paese e incapace di abbassare la testa alla mancanza di libertà. Persepolis racconta anche l’Occidente grazie all’esperienza di chi comunemente chiamiamo straniero , che lascia la propria casa tra difficoltà e incomprensioni.

Non vogliamo aggiungere altro ma lasciamo a voi le conclusioni, che vedrete o avete già visto il film. L’equazione musulmano = terrorista è un’invenzione dei potenti, una menzogna a cui veniamo indottrinati.

http://youtu.be/3q4qBpVJqdI

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