The Visit: recensione film

SHYAMALAN TORNA AL CINEMA CON UNA COPPIA DI NONNI HORROR

the visit locandinaGENERE: horror
DURATA: 94 minuti
USCITA IN SALA: 26 novembre 2015
VOTO: 3 su 5

L’adolescente Rebecca e il suo fratello tredicenne Tyler vanno a stare una settimana dai loro nonni materni. Non li hanno mai visti prima, dal momento che la loro madre ha litigato furiosamente con loro quando decise di scappare con quello che sarebbe poi divenuto il padre dei suoi figli, troncando ogni rapporto. Dopo quindici anni di silenzio, gli anziani coniugi si fanno nuovamente vivi, esprimendo il desiderio di poter almeno conoscere i nipoti. Nonostante la madre non sia d’accordo, i ragazzi accettano l’invito con entusiasmo, soprattutto Rebecca: per la giovane infatti è anche l’occasione per esercitarsi come regista e per girare il suo primo documentario. La permanenza con i nonni inizia nel migliore dei modi, ma ben presto i due fratelli iniziano a rendersi conto che qualcosa in loro non va e che le loro stranezze, dapprima innocue, nascondono in realtà una verità più inquietante.

Dopo i flop ottenuti con L’ultimo dominatore dell’aria e After Earth, il regista indiano M. Night Shyamalan si riavvicina al genere horror con un film low budget: The Visit è costato solo 5 milioni di dollari, incassandone negli Usa oltre 65. La pellicola è interamente girata con la tecnica del found footage, il “filmato ritrovato”: il film è infatti del tutto costituito dalle riprese fatte da Rebecca per il suo documentario. Il pubblico vive la vicenda dei due adolescenti in soggettiva, lasciandosi completamente assorbire dallo sguardo e dalla voce dei giovani protagonisti che, un po’ a turno, tengono in mano la telecamera e, di conseguenza, le redini della narrazione.

Con questo suo ultimo lavoro, Shyamalan riconferma la sua bravura nel conquistare la fiducia dello spettatore per poi, sul finale, disattendere improvvisamente le sue aspettative (quel famoso colpo di scena che fece la fortuna del film Il sesto senso): anche qui il twist ending ribalta l’intera vicenda, spiazzando chi guarda perché dimostra, ancora una volta, come nella vita non possano esserci solide certezze.

Per rendere ancora più potente questo concetto, Shyamalan decide di confrontarsi, stavolta, non con il soprannaturale o il fantascientifico (l’ossatura della sua intera cinematografia), ma con il quotidiano: anche se qui operano dinamiche particolari, al centro di The Visit c’è, dopo tutto, una vicenda familiare. Il soggetto disturbante e inquietante dell’opera non lo troviamo in uno psicologo morto, in un alieno nascosto tra le spighe di grano o in un albero con propositi di vendetta: il regista utilizza una coppia di elementi convenzionalmente simbolo di bontà, tranquillità e affetto come possono essere i nonni, andando poi a deformarla e a caricarla di accezioni negative e inquietanti.
E ne fa quasi subito sfoggio. Il male, in questa pellicola, viene infatti palesato già nella parte iniziale, senza per questo depotenziarne l’effetto disturbante e angosciante che, anzi, sembra trarre maggior forza dal muoversi alla luce del sole.

La scelta di rappresentare la vicenda esclusivamente attraverso le immagini del (finto) documentario di Rebecca costituisce sia uno dei punti di forza che di debolezza del film: l’esperienza immersiva nell’opera attribuisce a The Visit una maggior carica inquietante ma, a volte, la continua visione in soggettiva diviene un elemento ingombrante, rendendo a tratti difficile giustificarne la presenza. Un altro punto a favore della pellicola è costituito dal cast composto da ottimi attori, sia per quanto riguarda i due giovani protagonisti, Olivia DeJonge ed Ed Oxenbould, che per gli ambigui nonnini, Deanna Dunagan e Peter McRobbie.

Con The Visit, Shyamalan si riavvicina al cinema dei suoi esordi, affrontando tematiche a lui care depurandole da dimensioni soprannaturali o fantastiche. Il che, comunque, non è detto che sia un male.

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