Walter: Missing in Italy

WALTER, Andrew J. West, 2015. ©eOne Entertainment

ANDREW J. WEST E’ WALTER, LO STRAPPA-BIGLIETTI CHE SI CREDE FIGLIO DI DIO

GENERE: commedia

DURATA: 94 minuti

VOTO: 3 su 5

Falsi profeti e Messia ciarlatani spuntano ogni tanto fuori, quasi quanto i presunti figli di Elvis. Questo è il caso del protagonista di Walter, convinto di essere la progenie di Dio, in questo lungometraggio indipendente, distribuito negli USA nel Marzo di quest’anno, dalle vesti fortemente satiriche e “scorrette”.  Il sacrilego e a dir poco singolare plot nasce dalla strampalata mente di Paul Shoulberg, che ci gira sopra un cortometraggio nel 2010. Cinque anni dopo la sua idea diventa un film, dal titolo omonimo, dove lui continua a firmare la sceneggiatura, affidandone però la regia alla più esperta Anna Mastro, filmaker anche di video musicali e show televisivi (tra cui uno degli ultimi episodi di Gossip Girl).

Walter Gary Benjamin lavora in un piccolo cinema locale come “strappa-biglietti”. Il posto gli permette ovviamente di conoscere quotidianamente la gente più disparata, della quale ha il compito di giudicarne i peccati e il destino dopo la morte. Walter, infatti, fin dalla tenera età di 10 anni ha stipulato (o è convinto di averlo fatto) un patto con suo Padre (Dio, per l’appunto), il quale gli affidava appunto tale compito in cambio del suo rientro in Paradiso, una volta assolto degnamente il proprio incarico. Ormai adulto, però, per via delle pressioni di sua madre e di chi gli sta intorno, dal Dottor Corman al misterioso Greg, fino alla sua ultima cotta Kendall, il ragazzo si vede costretto a dover confrontarsi col significato della sua vita e progettare il proprio futuro.

Pur essendo una produzione del tutto indipendente, Walter può contare (come spesso accade negli USA) su un cast di tutto rispetto. Walter è infatti Andrew J. West, il quale ha all’attivo apparizioni un po’ ovunque, specialmente in celebri serial tv (Greek The Walking Dead). Ma è, naturalmente, nel reparto dei supporter che s’incontrano i volti più noti e di maggior caratura. Le “star” sono ovviamente Milo Ventimiglia, l’ex-Heroes Una mamma per amica, che arricchisce la totalità della propria presenza sulla scena di continue e insistenti imprecazioni, e William H. Macy, che tra una stagione di Shameless e l’altra (per la quale ha ricevuto una nomination agli Emmy Award) studia da regista, che al collega Ventimiglia non ha in realtà nulla da invidiare in campo “linguistico”. Completano il gruppo la “bella” (di ruolo e di fatto) Leven Rambin e il “misterioso” Justin Kirk, oltre all’indimenticabile Sidney Prescott di Scream Neve Campbell.

Per quanto il plot possa essere tacciato di ricercare un facile quanto inopportuno scalpore, l’ironia grottesca tutta statunitense che mira a non prendersi consapevolmente mai sul serio, condisce di spensierata e irresistibile follia la visione della pellicola. Walter “brilla” sì per un linguaggio crudo e magari anche volgare, restando però consono al genere e al tipo di produzione, risultando di conseguenza per nulla gratuito.  Il protagonista è erede di quei personaggi sociopatici e costantemente al limite, come lo Sheldon Cooper di The Big Bang Theory o lo Sherlock di Benedict Cumberbatch, portati alla ribalta grazie ad un incredibile successo commerciale. Finiscono poi il lavoro, come detto, i fantastici comprimari, che valgono già da soli il prezzo del biglietto, che possono far esplodere il proprio estro artistico liberi come sono dal “peso” di grosse produzioni.

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