Irrational Man: Recensione Film

IRRATIONAL MAN, IL FILM CHE RIDA’ IL LUME DELLA RAGIONE AD ALLEN

NoteVerticali.it_Irrational-Man_Woody-Allen_Joaquin-Phoenix_Emma-Stone_Parker-Posey_locandina

GENERE: Drammatico

DURATA: 95′

USCITA IN SALA: 16 Dicembre 2015

VOTO: 3,5 SU 5

Negli ultimi cinque anni il regista di Manhattan ci ha abituato ad un’altalena di alti bassi che ha rimesso in discussione il suo  talento narrativo, credendolo oramai al crepuscolo del suo genio creativo.  Midnight in Paris aveva incantato, ma il suo precedente Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni aveva lasciato a desiderare, per non parlare del “vanziniano” To Rome with Love, il Blue Jasmine “tutto merito” di Cate Blanchett, fino al gradevole ma piccolo Magic in the Moonlight. Sembra però che con Irrational Man abbia trovato la spinta giusta per sollevarsi dalle pecche dei suoi ultimi film.

Joaquin Phoenix interpreta Abe Lucas,  un apprezzato scrittore e insegnante di filosofia in crisi esistenziale che si trasferisce nel college Brailyn. Disilluso sul senso della vita, emotivamente appesantito e nauseato dalle tragicità del mondo, Abe non manca però di esercitare il suo brillante, per quanto appesantito, fascino sulla studentessa Jill Pollard (Emma Stone) e sulla collega Rita Richards (Parker Posery). Senza apparente via d’uscita da questo oblio depressivo, Abe troverà casualmente uno scopo nella vita, ovvero l’opportunità di lasciare un segno concreto positivo in favore del mondo, rifiutando tutte le rassegnate masturbazioni intellettuali che avevano contraddistinto la sua esistenza fino a quel momento.

Irrational Man di Woody Allen risulta essere, più di suoi altri precedenti film, una summa riepilogativa della copiosa e brillante filmografia di questo influente autore. Nell’anno dei suoi 80, il suo quarantacinquesimo film si sofferma su quei temi fin troppo cari ad Allen (forse prossimi ad una certa saturazione). Il senso della vita, la filosofia a sostegno della riflessione esistenziale e il nichilismo, non privo forse di una speranza per la quale valga la pena respirare, ne sono quindi i temi protagonisti. Questa volta però il tutto appare diverso. Questa volta Allen sembra voler essere il più diretto e limpido possibile. Ci rende partecipi di più flussi di coscienza che apertamente svelano i suoi dubbi, lascia esplicare al suo professore-protagonista i pensieri dei filosofi che hanno influenzato il suo stesso pensiero. Insomma esibisce, mostra la sua tesi, e al tempo stesso la combatte. Per mano del suo protagonista tenta così di trovare un modo, inaccettabile ma paradossalmente plausibile nei suoi binari narrativi, per potersi mettere in discussione e darsi così quell’opportunità che lo porterebbe ad accettare la vita e ad apprezzarne il valore. Il senso della vita è quindi cercato e sembra una speranza esaudibile e un obiettivo raggiungibile, ma si rivela essere solo un’illusione a causa di quei depistaggi che, sapientemente collocati da Allen, sul finale disilludono e mostrano quanto la natura umana sia fallace ed incline alla corruzione dell’ideale e del valore.

Alla ricerca di una soluzione al lerciume che l’esistenza propina ogni giorno, Abe tenterà quindi l’unica (a suo dire) via che lo costringerà inconsciamente ad essere  “infinitesimale” complice del sistema, lo stesso contro il quale ha sempre manifestato il suo disappunto. Una chiusura, un esito più che mai coerente con quella visione che non lascia spazio all’illusione di un mondo migliore. Allen inganna così lo spettatore, come la vita fa con l’uomo.

Irrational Man si inserisce tra i film più apprezzabili di Allen. Questo perché è un’opera molto più complessa di quello che sembra, è uno spiraglio che dà respiro alle idee tanto conosciute di questo autore, assieme ad una forma nuova e più completa.

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