La corrispondenza: recensione film

LA CORRISPONDENZA: TANTA MAESTRIA TECNICA, POCA MAGIA

La corrispondenzaGENERE: drammatico

DURATA: 116 minuti

USCITA IN SALA: 14 gennaio 2016

VOTO: 2 su 5

Le stelle sono corpi celesti luminosi e avvolti dalla magia. Alcune di quelle che i nostri occhi vedono sono già morte, eppure le possiamo vedere, e sognare, guardandole, magari sperare che cadano per esprimere un desiderio. La corrispondenza, ultimo lavoro di Giuseppe Tornatore, è un film che ha molto a che a fare con le stelle, la lontananza, la comunicazione emotiva. Una storia d’amore delle più classiche, quella tra un professore (di astrofisica) un po’ attempato ma assai affascinante, interpretato dal bravissimo ed elegante Jeremy Irons, ed una sua studentessa fuori corso, la bellissima (da togliere il fiato) e brava Olga Kurilenko. Il loro rapporto è bello, appassionato, profondo. E sembra che una sorta di telepatia e connessione empatica lo governi. Ma come si sa, gli amanti, spesso incontrano degli ostacoli al loro travolgente amore. Cosa succede se non riescono a stare vicini? Come colmare quella distanza?

La corrispondenza pone temi universali, a cui cerca di dare delle risposte con un percorso ad ostacoli, che la protagonista femminile deve fronteggiare anche affrontando i suoi fantasmi del passato, guidata dal suo innamorato. Telefoni cellulari, pc, messaggi scritti, audio e video. La tecnologia fa da padrona. Le distanze sembrano accorciarsi: quei messaggi arrivano al momento giusto, e quando non arrivano l’attesa diventa paura della solitudine. Ma dove può arrivare la tecnologia?

Tornatore racconta che l’idea di questo film risale ad almeno 15 anni fa, ma al tempo gli sembrava fantascienza. Invece oggi tutto ciò è possibile: essere presenti anche se distanti, grazie a questi aggeggi, si utili ma talvolta infernali e che ci tengono prigionieri. “Il tema – spiega ancora il regista – è il sogno eterno dell’uomo di forme di estensione della propria avventura esistenziale. Mi piace il contrasto tra la perfezione logica della tecnologia e l’ineffabile”.

Il film si evolve su questi binari: tecnologia e sesto senso, vicinanza fisica ed emotiva, assenza e lontananza. Temi interessanti e indagati con la maestria della macchina da presa che Tornatore sa usare da vero maestro. Peccato poi che ad un certo punto il gioco diventi troppo poco credibile, spezzando quella magia che all’inizio sembrava contraddistinguere la pellicola. Non sveliamo altro perché altrimenti rovineremmo la vostra esperienza al cinema. Se un consiglio possiamo dare, cercate di vederlo in lingua originale: il doppiaggio (questa barbarie) toglie molto alle interpretazioni degli attori.

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”