Quo vado?: recensione film

QUO VADO?: ZALONE PER IL MONDO PER SALVAGUARDARE IL POSTO FISSO

Locandina Quo Vado ZaloneGENERE: commedia

DURATA: 86 minuti

USCITA IN SALA: 1 gennaio 2016

VOTO: 3 su 5

“Da grande voglio fare il posto fisso”: questa battuta, che è già diventata un tormentone, è pronunciata in una delle prime scene del film dal giovane Checco. Da anni impiegato nell’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia, quando si vede togliere il lavoro per l’attuazione della nuova riforma, non si perde d’animo e non rinuncia al suo posto fisso, che gli è valso tanto rispetto e reverenza in famiglia e fra gli amici. Inizia così una peregrinazione nei più sperduti punti dell’Italia, senza mai perdersi d’animo e adattandosi con il suo fare strafottente, a costo di non firmare le dimissioni, come più volte incalzato dal senatore Binetto (simpaticissimo cameo di Lino Banfi). Finché non viene sbattuto al Polo Nord, “romantico” luogo di incontro con la ricercatrice Valeria (Eleonora Giovanardi).

Ma il posto fisso e tutto quello che vi ruota intorno è solo uno dei temi affrontati in Quo vado?. Si parla anche di “bamboccioni”, che a quasi 40 anni vivono ancora a casa con i genitori, non perché non possano permettersi l’indipendenza ma per evitare di rinunciare ai vizi e ai vantaggi che vivere in famiglia concede (mamma che lava, stira e cucina, papà che paga le bollette); la visione più che normale che i paesi soprattutto nordici hanno della famiglia mista e allargata, che da noi è ancora vista con diffidenza; il sud Italia divorato dal menefreghismo delle istituzioni, e abbandonato a sé stesso in mano all’illegalità, senza dimenticare l’incursione nella storia dei No Tav e dei centri di accoglienza.

Stavolta Luca Medici, in arte e sul grande schermo Checco Zalone, non si ferma al semplice e già battuto contrasto tra nord e sud Itala, anche se le battute a riguardo non mancano, ma sceglie un campo d’azione ben più di largo raggio che supera i confini nazionali spaziando dal gelido Polo Nord alla caldissima Africa, passando per la Norvegia. Zalone crea in questo modo i presupposti e le condizioni ideali per evidenziare le differenze tra il nostro modo di comportarci e quello straniero, in altre parole accosta la “nostra inciviltà” alla “civiltà straniera” nel suo modo del tutto personale e a suon di risate, provando a rispondere alla domanda: come ci vedono all’estero?

Non manca un nuovo stile narrativo, che gioca per tutto il film sul flashback in forma di racconto. Non mancano le consuete canzoni zaloniane: una è un inno all’italianità, tra pizza e mafia, l’altra, La prima Repubblica, quella “che non si scorda mai”, omaggia lo stile anni Settanta di Adriano Celentano. Non manca la sfumatura rosa della storia. Per Valeria, Checco si è adattato egregiamente allo stile di vita civile della Norvegia, anche seguendo con successo lezioni di lingua e più ridicolamente facendosi crescere un pizzetto biondo, ma tornando a desiderare la sua terra e l’uomo che era prima dopo aver saputo di aver perso la reunion sanremese di Al Bano e Romina. Ma infine la vicenda amorosa mira a sottolineare come ci rendiamo conto di quanto una persona conti per noi solo dopo averla perduta, perché il posto fisso, per cui tanto Checco si era battuto nei mesi precedenti, non può colmare il vuoto lasciato nel suo cuore dalla donna amata.

Quo vado? fa ridere, e tanto, di una comicità lontana da quella più propriamente sterile e ormai logora dei cinepanettoni, seppur non priva di scurrilità ma quanto meno volta alla polemica. L’incredibile numero di copie e il record al box office del primo weekend di programmazione non solo sanciscono il legame sempre più solido e indissolubile della coppia Zalone-Gennaro Nunziante e l’apprezzamento del pubblico, ma anche i propositi degli italiani per il nuovo anno: ridere, ridere, ridere, soprattutto di sé stessi.

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