American Ultra: Missing in Italy

EISENBERG E STEWART IN UN AVVINCENTE MIX DI GENERI

American_Ultra_posterGENERE: azione, commedia

DURATA: 96 minuti

VOTO: 3,5 su 5

American Ultra è il secondo film di Nima Nourizaedh, regista iraniano-britannico che ha esordito con Project X nel 2012, autore di numerosi video musicali (tra gli altri, c’è anche Lily Allen) e pubblicitari. Distribuito negli Stati Uniti nell’Agosto dello scorso anno, il film con protagonisti Jesse Eisenberg e Kristen Stewart sarebbe dovuto uscire da noi a Novembre, prima che se ne perdessero, piuttosto inspiegabilmente, le tracce.

Mike Howell vive nella tranquilla cittadina di Liman, in West Virginia, facendo abitualmente uso di droga insieme alla sua ragazza Phoebe, a detta sua “la miglior cosa che gli sia mai capitata”. Mentre Mike sta pensando o meno di chiedere alla fidanzata di sposarlo, a Langley, nella base della CIA, è in corso un’operazione atta ad eliminarlo. Giunge in suo aiuto l’agente Victoria Lasseter, che lo va a trovare nel mini-market in cui lavora, cercando di avvertirlo del pericolo incombente, attraverso delle parole in codice in un primo momento totalmente senza senso, con lo scopo di “attivare” le sue capacità nascoste.

Seppur non aggiunge nulla di nuovo alle sue più rilevanti interpretazioni passate (come invece ha fatto nel quasi contemporaneo The End of Tour) Jesse Eisenberg dimostra al solito il suo carisma scenico, a metà strada tra gli esordi di Benvenuti a Zombieland e il sociopatico Zuckenberg che lo ha reso celebre, in un percorso di “follia” che, stando a quanto suggerito dai trailer, libererà del tutto nel prossimo Batman vs Superman. Stesso discorso dicasi in principio per Kristen Stewart, lei sì ancora in prova nel post saga di Twilight, più vicina a quanto visto in On the road, per poi sorprendere in positivo in corso d’opera. Nel restante cast, tra le certezze chiamate Tony Hale e Connie Britton, degne di note le prove di Topher Grace, che ritorna a fare il (divertentissimo) villain, dai tempi di Spiderman 3 e un Walton Goggins che, praticamente a posteriori, continua a stupire, facendo già intravedere quelle doti che saranno poi sfruttate da Tarantino per il suo ultimo e d’uscita recente The Hateful Eight.

La sceneggiatura è di Mike Landis, figlio di John dei Blues Brothers e del videoclip che ha rivoluzionato la storia, il Thriller di Michael Jackson. Cresciuto a pane, cinema e musica, quindi, il figlio Mike ne infarcisce com’è naturale il proprio film. L’autore dello script di Chronicle (alla sua seconda esperienza, prima di Victor Frankenstein con Daniel Radcliffe), stavolta non osa, come nel precedente film di Josh Trank, ma neanche si limita al “compitino”, con una storia colma sì di rimandi e di citazioni ai generi di riferimento, ma comunque intelligente nei dialoghi e piacevole nelle caratterizzazioni dei personaggi.

Prendete i protagonisti di Strafumati oppure quelli di qualsiasi film di Kevin Smith, aggiungeteci un pizzico del Tarantino pulp dei primi anni ’90 (il look di Eisenberg ricorda troppo lo Slater di Una vita al massimo), e mischiatelo con un thriller/spionistico alla Bourne Identity, con la ciliegina sulla torta un’avvincente storia d’amore d’altri tempi. Un pastiche che in altri ambienti equivarrebbe ad un fastidioso deterrente, ma che qui funziona alla grande, retto da una vorticosa regia a metà tra Greengrass ed Arnofsky. American Ultra diventa così un prodotto più che godibile, pur non essendo esente da difetti o da qualche passaggio a vuoto di troppo, elevando i suoi autori (più che i suoi già affermati attori) nella lista di quelli da tenere d’occhio.

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