Fuocoammare: recensione

FRANCESCO ROSI CI PORTA A LAMPEDUSA CON FUOCOAMMARE

fuocoammare posterLa presenza italiana alla Berlinale si fa sentire. A partire da Enrico Lo Verso nella giuria opere prime e da Alba Rohrwacher in quella del concorso ufficiale,  che fa un certo effetto vedere seduta accanto a Meryl Streep durante le proiezioni alle 9 del mattino, entrambe con indosso il maglione per affrontare il freddo fuori. Il festival di Berlino regala anche questo: stare seduti due file dietro alla Streep per vedere l’unico film italiano in competizione, Fuocoammare di Gianfranco Rosi (già vincitore a Venezia con il film documentario GRA nel 2013 ). Si spengono le luci e appare sullo schermo enorme un paesaggio isolano…e un bambino che si arrampica su di un albero.

Siamo a Lampedusa e il colore del cielo e il rumore del mare ci trasportano la’, su quella piccola terra che, come sappiamo, e’ diventata terra di salvezza per alcuni e mai raggiunta per molti altri immigrati  che attraversano il mare nella speranza di avere una vita, nemmeno migliore, ma di averla, di non rischiarla ogni giorno, sotto armi, guerre, violenza e fame.

Il film documentario selezionato dalla Berlinale tocca un tema molto caro e piuttosto delicato per tutta l’Europa e  proprio per la Germania. Rosi, che ha girato più di un anno sull’isola, ha realizzato un film non innovativo sul piano prettamente “formale” ma poco scontato a livello di “racconto”, passando apparentemente senza motivo da immagini di quotidianità rassicurante a quelle di stragi umanitarie a cui i nostri occhi sono purtroppo abituati, ma che fanno un certo effetto così vicine al gioco dei bambini siciliani, giochi ancora primordiali e non sfiorati dal digitale, che li rendono per fortuna connessi alla vita e alla natura.

Ma se fa sorridere il piccolo che costruisce la fionda e parla in un dialetto stretto sembrando un piccolo uomo, sono pugni  allo stomaco quelli delle immagini di donne disperate, corpi disidratati e canzoni strazianti a raccontare la fuga dalla morte. Rosi riesce a commuovere e far riflettere, a farci sentire piccoli e impotenti.

Quando zia Maria ricompone il letto, bello, immacolato, e bacia la foto del marito defunto, Padre Pio e la Madonna, e poi compaiono gli occhi di una madre senza fiato e con la morte in faccia. E quel medico, che mai si abituerà all’orrore, che controlla le mani per scorgere la scabbia, coccola una madre con due gemelli in grembo, ma non si da’ pace per cosa e’ costretto a vedere e fare.

Quel rumore fastidioso del bambino che succhia gli spaghetti, e quei bambini stipati nella pancia del barcone, invece che al sicuro.  Mondi vicini e destini diversi. Lungo applauso alla fine. Può piacere o no, ma sicuramente la canzone Fuocoammare mandata dalla radio di Lampedusa ci rimarrà nel cuore.

 

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”