Zoolander 2: recensione

L’ENNESIMO SEQUEL HOLLYWOODIANO MANTIENE LO SPIRITO DELLE ORIGINI

zoolander 2GENERE: commedia

DURATA: 102 minuti

USCITA IN SALA: 11 febbraio 2016

VOTO: 3 su 5

Siamo in piena nostalgia dei vecchi “classici”, tra nuovi Ghostbusters al femminile, futuristici parchi “jurassici” e riavvio di saghe “stellari”, non sempre ben accolti da tutti i fan e in fondo non del tutto riusciti a pieno, perciò alla luce di questo ennesimo sequel di un Hollywood che ripropone se stessa allo sfinimento, è facile che serpeggi un certo pessimismo malgrado una fantastica campagna marketing (specialmente nel nostro paese) che ha entusiasmato i più. Più che Star Wars  o Jurassic World però, visto il genere e le modalità narrative di riferimento, l’operazione Zoolander 2 può essere maggiormente accostabile a quella del secondo episodio (ufficiale) di Scemo & più scemo, quello sì fallito su tutta la linea. Saranno riusciti Derek e Hansel a non incappare negli stessi sconfortanti errori di Lloyd e Harry?     

Così come per noi spettatori, anche per i due modelli più famosi del cinema sono passati quasi quindici anni, fatti di rancore e di isolata reclusione per entrambi. A discapito del lieto fine del primo episodio, infatti, un grave incidente ha colpito il Centro Derek Per Ragazzi Che Non Sanno Leggere Bene, portando i due non solo a una brusca separazione ma all’abbandono delle passerelle. Oggi, però, si stanno consumando svariati assassinii aventi per vittime le popstar più celebri e “belle” del mondo, i quali prima di esalare l’ultimo respiro si fotografano con la celebre espressione di Derek Zoolander, la Blue Steel. Il reparto investigativo sulla moda dell’Interpol (sì, avete letto bene) decide allora di chiedere aiuto alle due ex stelle del passato, pronte a ritornare in pista.

Ovviamente non può esistere Zoolander senza Ben Stiller (ideatore del personaggio fin dal lontano 1996) e Owen Wilson, così come è immancabile la presenza del villain Will Ferrell. Ai “soliti” però (tra cui ritroviamo anche le simpatiche special guest di grido come quelle di Billy Zane o di Milla Jovovich), si aggiungono al cast Penelope Cruz come spalla femminile e naturalmente camei strepitosi che già hanno fatto la fortuna del primo episodio e contribuito a renderlo tanto popolare: ad iniziare da una Kristen Wiig non del tutto sfruttata, un singolare quanto fugace Benedict Cumberbatch (addirittura al centro delle critiche, indirizzate al suo personaggio, da parte del movimento LGBT), fino alle più squisite e riuscite, quelle di Kiefer Sutherland e di un irresistibile Sting ancor più presente e fondamentale, in termini di trama, del compianto David Bowie (senza scordare il “nostro” contributo con un inedito Valentino).

Va innanzitutto fatta una premessa: quando si parla di un “cult”, è sempre complicato non investirlo dell’aura leggendaria e nostalgica che il passare del tempo ha contribuito ad accrescere. Perciò diciamolo, il primo Zoolander era demenziale e spassoso, ma non di certo il massimo della comicità raffinata o satirica né tantomeno privo di difetti. Era volutamente parodistico e totalmente sconclusionato, si reggeva su di una storia più che semplice, ma arricchita da interpretazioni macchiettistiche quanto iconiche, citazioni continue alla cultura pop e una tale quantità di special guest d’eccezione che pochi altri “colleghi” hanno mai potuto vantare.

Perciò al “creatore” Ben Stiller è toccato il rischioso compito di riproporre un fenomeno studiato ma al tempo stesso sicuramente ispirato. L’impegno in questo senso c’è stato, visto che per l’occasione ha richiamato rodati collaboratori affermati come la star di The Leftovers Justin Theroux (Tropic Thunder, Iron Man), John Hamburg (Ti presento i miei) e Nicholas Stoller (In viaggio con una rockstar, Cattivi Vicini) a firmare una sceneggiatura addirittura a otto mani. Certo, rispetto al primo episodio il mondo della moda che faceva da sfondo, è relegato ancor più in secondo piano, ma fa il suo “lavoro” nelle scene clou della pellicola (specialmente sul finale). Perlomeno, una volta tanto, l’ambientazione romana viene sfruttata funzionalmente alla trama (il film è stato girato completamente a Cinecittà), e non è solo di facciata (leggi Spectre).  Alla fine quindi, tenendo conto di tali immortali dinamiche, l’operazione Zoolander 2 può dirsi abbastanza riuscita perché in qualche modo fedele e rispettosa dello spirito originale, non osando ma neanche tradendo. Aspetto non affatto banale, visto il precedente esempio del duo Jim Carrey/Jeff Daniels vittima sì dello scorrere del tempo.

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