Celebrity di Woody Allen (1998)

CELEBRITY IRONICA METAFORA SULL’OSANNATA ILLUSIONE DEI NOSTRI TEMPI

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Lee Simon (Kenneth Branagh) è uno scrittore di scarso successo. Dopo i suoi due sfortunati esordi massacrati dalla critica, Lee forse comprende che scrivere romanzi non sia la cosa a lui più adatta. Intenzionato a sfondare come sceneggiatore e a cambiare anche la sua vita coniugale, decide di chiudere il suo matrimonio per rimettersi in gioco, colmare i rimpianti, ma soprattutto per toccare con mano quella sfarzosa ed erotica celebrità che tutti osannano, abbandonando così di punto in bianco sua moglie Robin (July Davis). Sarà la Celebrity però a decidere chi toccare e rendere fortunatamente immortale e acclamato.

Presentato al Festival del Cinema di Venezia, Celebrity è il chiaro incontro di due mondi tra loro completamente opposti. La forte idiosincrasia di Allen nei confronti delle apparizioni pubbliche in eventi mondani lo aiuta a costruire una critica distaccata ma al tempo stesso sapiente del celebre mondo dello star system. Allen è sempre stato lontano dai riflettori, per lo meno da quelli ritenuti non essenziali, tanto che agli Oscar ha sempre preferito il set del suo film successivo. Il punto di vista dell’autore è quindi  chiaro ed è quello di un Allen in netta antitesi con la sua reincarnazione cinematografica nel personaggio di Lee Simon che come un’ Alice nel paese delle meraviglie  si getta in un mondo apparentemente meraviglioso, questa volta nell’illusorio perseguimento di un appagamento mondano e di un successo eclatante

Celebrity non è forse il miglior film del cineasta di Manhattan, e molti suoi riconoscibili elementi popolano il film senza troppa novità ma è indubbio che  l’incontro porti ad un risultato che sfocia in un’interessante chiave di lettura. A distanza di quasi vent’anni torna con il bianco e nero, una scelta intelligente, un filtro visivo che ulteriormente  contribuisce a distanziare i protagonisti dal pubblico proprio come la celebrità fa con chi ne gode. La critica nei confronti dello show business e dello star system è chiara e pungente ma segue i canoni più comici e ironici del cineasta. Sotto la lente sofisticata e acuta di Allen la crudeltà del celebre mondo acquisisce una dimensione comica mentre la sua inconsistenza d’un tratto assume forma e contenuto.

La celebrità è collerica, è superficiale, egocentrica ed egoista, presuntuosa sensuale e puttana, eterea e allo stesso tempo disumana. E nei suoi interpreti principali,  Leonardo Di Caprio, Charlize Theron  e Melanie Griffith, viene interpretata nel modo più giusto.

La visione oramai “celebre” di Woody Allen nei confronti della vita, che fa della fortuna l’unico ago della bilancia per l’ottenimento di un immeritato successo o meno, sopraggiunge alla fine del film. E nella sua visione di giustizia preferirà così prendersi gioco del suo smanioso alter ego e rendere celebre immortale chi quel mondo in fondo non l’ha mai cercato.

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