Codice 999: recensione

JOHN HILLCOAT FIRMA UN THRILLER POTENTE CON UN CAST STELLARE

Codice 999 locandinaGENERE: thriller
DURATA: 125 minuti
USCITA IN SALA: 21 aprile 2016
VOTO: 3,5 su 5

Quando un gruppo di poliziotti corrotti è ricattato dal cartello della mafia russa per portare a termine una rapina apparentemente impossibile, gli agenti capiscono che l’unico modo per mettere a segno il colpo è causare un 999, il codice usato dalla polizia per segnalare che un collega è stato colpito ed è a terra. In casi del genere, le forze dell’ordine si mobilitano in massa in aiuto dell’agente, abbassando la guardia su tutti gli altri fronti. Ed è in questo momento di debolezza che il gruppo di poliziotti corrotti può portare a segno il proprio compito. Ma non sempre le cose vanno come previsto, ed è questo il caso: si scatena quindi una vera caccia all’uomo, dove nessuno è davvero al sicuro e dove ognuno sospetta dell’altro.

Dopo film come The Road e Lawless, John Hillcoat torna alla regia con Codice 999 (Triple 9), crime thriller dai colori cupi e dalle sonorità tetre. Un’opera corale, che può far affidamento su un cast stellare di prim’ordine composto da veri professionisti della recitazione: Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Aaron Paul, Norman Reedus, Woody Harrelson e una spietata Kate Winslet, interpreti che donano schiettezza alla pellicola, realizzata senza fronzoli e pretese poetiche.

Codice 999 è un ottimo action movie, un film solido, mosso da dinamiche tipiche del più tradizionale dei polizieschi. Hillcoat non firma un’opera che brilla per originalità, ma scolpisce un film che fa dei motivi fissi del proprio genere dei veri punti di forza. L’ambizione senza fine dei personaggi si tramuterà da motore dell’azione a motivo della loro caduta, passando in questa trasformazione per un’escalation di morte e violenza a effetto domino.

Sono stati necessari quattro anni a John Hillcoat per inglobare e metabolizzare la sceneggiatura di Matt Cook, inserita nel 2010 nella Black List (la lista delle migliori sceneggiature in circolazione non ancora prodotte): quattro anni necessari per maturare il modo più corretto per gestire un cast così assortito, per capire come dirigerlo sfruttando appieno le capacità dei singoli e dando a ognuno dei personaggi lo spazio funzionale per lo svolgimento della pellicola.

Non c’è possibilità di redenzione nelle immagini di Codice 999: non la si trova nelle sparatorie tra poliziotti e gang di criminali, non la si scorge nei piani che i poliziotti “cattivi” architettano ai danni dei colleghi “buoni” e non la si vede nei rapporti familiari che regnano nella famiglia dei mafiosi russi. Ma invece alla fine, quando tutto sembra perduto e il destino crudele sembra essersi abbattuto sull’esistenza umana, resta ancora una speranza, una debole luce che continua a brillare sotto la melma circostante.

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