Gli amori di una bionda, 1965

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“GLI AMORI DI UNA BIONDA”, IL SECONDO LUNGOMETRAGGIO DI MILOS FORMAN

02263301Una ragazza dall’aspetto naturale e dall’abbigliamento semplice, è appoggiata contro il muro. Con una chitarra in mano, intona una canzone rock’n roll. Guarda direttamente verso la camera, nel suo sguardo si intravede un bonario ma malizioso divertimento. La voce è un po’ troppo squillante e il linguaggio del corpo è esitante. Il testo della canzone, però, racconta di come sia diventata una “teppista”. “Le sussurro all’orecchio: ‘che belle labbra che hai!’ E lei risponde: ‘si, amico perché non mi stai baciando?’ E io la amo così tanto! E’ così che questo mio grande amore, mi ha trasformato in un teppista!

Così inizia il film di Miloš Forman, Gli amori di una bionda. In questa piccola scena, che dura poco meno di un minuto, si racchiude la vera essenza dei film pre-hollywoodiani del regista ceco: teneri ed ironici ritratti di vita contemporanea. Gli amori di una bionda è il secondo lungometraggio di Forman. Girato nel 1965, fece ottenere al regista le prime nomination agli Oscar, ai Golden Globes e al Leone d’Oro. Il film successivo fu Al fuoco, pompieri! che rafforzò la sua fama internazionale. In seguito, si trasferì in America dove consolidò definitivamente la sua posizione, diventando uno dei più acclamati registi moderni. Tra i più celebri lavori del regista, vanno ricordati: Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amadeus e Hair.

La storia del film si svolge in una piccola città provinciale nel territorio dell’ex Cecoslovacchia. Il regista ce ne dà una veloce ma decisa immagine, tramite rapide inquadrature: vediamo quindi una stazione ferroviaria, un ordinario blocco di abitazioni e una fabbrica di scarpe. In quest’ultima, lavora un numeroso gruppo di giovani ragazze, costrette a trasferirsi in questa zona del paese dal governo comunista.

Il film ha inizio prendendosi gioco dell’ingegneria sociale di un regime socialista che cerca di risolvere il problema derivante dalla carenza di uomini nella piccola cittadina, inviando una truppa di soldati di leva sul luogo. Al posto dei giovani soldati, però, viene mandato per errore un gruppo di soldati di mezz’età, in sovrappeso, con pochi capelli, e, per la maggior parte, già sposati. Segue una scena bellissima in cui, ad un ballo organizzato per far incontrare i due gruppi, i vecchi soldati cercano goffamente e senza risultati di abbordare le giovani operaie.

Andula, la bionda del titolo ed una delle ragazze che lavorano alla fabbrica, rifiuta le avances dei soldati ma, nel contempo, viene sedotta da Milda, un giovane pianista chiamato da Praga per suonare al ballo. Trascorre quindi con lui la notte nella sua camera d’albergo e il ragazzo riparte il giorno successivo. Colpita dalla passione per il ragazzo, Andula, qualche tempo dopo, abbandona la fabbrica per raggiunge Milda a Praga. Qui, riesce a individuare l’appartamento in cui vive Milda, in cui i suoi genitori -una madre invadente, scontrosa e iperprotettiva, ed un padre stanco ed indifferente- la faranno entrare con malcelata diffidenza, in attesa del ritorno del figlio.

Il film può essere diviso in tre atti principali. Il primo riprende la satira sociale che si incentra intorno al ballo. Poi, si inserisce la scena intima, divertente e romantica della notte passata insieme dai due ragazzi. Infine, viene descritto il disappunto della ragazza una volta arrivata a Praga. Il tutto viene visto attraverso un approccio umoristico alla vicenda, badando bene ad evitare che la storia perda quel carattere autentico ed umano che la caratterizza. Questa autenticità è dovuta principalmente all’utilizzo di attori non professionisti a fianco di professionisti, e all’abile direttore della fotografia Miroslav Ondříček, che riesce a infondere un carattere semi-documentaristico al film.

Gli amori di una bionda consiste in una raffigurazione satirica della società dell’ex Cecoslovacchia. Forman si diverte e prende in giro le debolezze e l’insicurezza dei propri personaggi senza, però, mai ridicolizzarli. Al contrario, egli ritrae compassionevolmente e con calore la classe operaia. In particolare, si concentra sul modo in cui l’ambiente sociale plasma i giovani lavoratori, a volte limitandoli ed allontanandoli dai propri interessi. Si tratta di uno dei migliori film del maestro del cinema, Miloš Forman. Un film che si sviluppa brillantemente lungo la sottile linea che separa il tragico dal comico. Un classico del cinema ceco.

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