The dressmaker – Il diavolo è tornato: recensione

THE DRESSMAKER È L’ENNESIMA GRANDIOSA PROVA DELLA WINSLET, QUI NELLE VESTI DI UNA STILISTA CHE TORNA NEL PAESINO DI NASCITA PER TROVARE VENDETTA

The dressmaker LocandinaGENERE: commedia

DURATA: 118 minuti

USCITA IN SALA: 28 aprile 2016

VOTO: 3 su 5

Tilly è una ragazza che dopo anni di assenza torna a Dungatar, il suo paese d’origine, che da piccola è stata costretta ad abbandonare vivendo lontana dalla madre. La sua nuova professione di stilista le permette di trasformare le donne del luogo e dar loro la possibilità di farsi valere. È proprio con i suoi abiti che Tilly vuole vendicarsi dei suoi detrattori.

La regista australiana Jocelyn Moorhouse porta sul grande schermo The dressmaker – Il diavolo è tornato, tratto dall’omonimo romanzo di Rosaline Ham. Ma lo arricchisce di un sapore western che si percepisce fin dalla prima scena, quando si vede un treno arrivare in uno sperduto paesino nel deserto. E anche il tema della vendetta ci appare chiaro fin dalla sua prima battuta, “Sono tornata, bastardi”. Capiamo presto il perché di tanta rabbia nei confronti dei suoi ex concittadini, vale a dire un omicidio che Tilly avrebbe commesso in giovane età, ma che non ricorda di aver commesso, ai danni di un compagno di classe. Allontanata dal paese e costretta a vivere lontana dalla madre, ha viaggiato per tutta l’Europa diventando una stilista.

Tilly spara punti con la sua Singer: la moda diventa la sua arma contro tutti gli abitanti di Dungatar, che aspirano a vestire abiti belli come i suoi e capaci di far conoscere, valorizzare e scoprire i loro corpi, e tirar fuori la bellezza nascosta sotto tanta stoffa logora e démodé. Gli abiti creati per il film da Marion Boyce diventano quindi essi stessi protagonisti, creando un piacevole stacco tra la desolazione circostante e la loro brillantezza, eleganza e talvolta eccentricità. Ma se pensava di riconquistare e vendicarsi in questo modo dei suoi fastidiosi detrattori, si sbagliava; infatti il percorso da affrontare è più duro di quanto si aspettasse, ed è disseminato di importanti perdite che fanno crescere in lei la certezza di essere maledetta e di non meritare nessuno al suo fianco.

Su Kate Winslet, qui più sexy che mai, assolutamente niente da dire: ormai tutto ciò che tocca diventa oro. La sua Tilly è una donna sofisticata, determinata e forte, ma al contempo fragile: chi tornerebbe in un luogo come questo, che nulla ha da offrire a parte la cattiveria dei suoi abitanti? Eppure ha bisogno di capire il perché di tanta superficiale ostilità e pregiudizio, di vendicarsi per il male che le hanno fatto, ma soprattutto di rivedere sua madre. Un ritorno che le fa conoscere anche l’amore, ma provocandole un grosso dolore.

Fra il resto del cast spicca Judy Davis, qui nel ruolo di Molly, la pazza e alcolizzata madre di Tilly, che grazie al ritorno dell’amata figlia ritrova la lucidità e qualcuno che l’accompagni fino alla sua fine dei suoi giorni. Insomma, queste due sono davvero una bella coppia che ci regala in The dressmaker una gran prova recitativa. Anche gli altri attori si portano a casa una lodevole interpretazione per i loro ruoli stravaganti, a partire da Hugo Weaving, sergente amante di pizzi, lustrini e boa di piume. È da notare inoltre come la Winslet non sfiguri al fianco degli altri due personaggi con i quali nel film dovrebbe essere coetanea, Liam Hemsworth e Sarah Snook, che a differenza sua di anni ne hanno meno di 30.

The dressmaker è un film ironico ma che non scade nel ridicolo, in cui il susseguirsi delle tragedie nella vita della protagonista è alleggerito dalla presenza della storia d’amore, ma che forse nella parte centrale, proprio quella più volta al romanticismo, perde un po’ di quel bel cinismo e di acidità con cui il film si apre e che poi per fortuna ritrova in chiusura, creando una struttura circolare che ci viene ricordata anche da quel treno che come l’ha condotta a Dungatar, la riporta via verso la vita che merita. Non senza aver consumato la sua vendetta (la cui scena è una delle più riuscite e d’effetto delle pellicola, insieme a quella della partita in cui Tilly si mostra al paese in tutto il suo splendore).

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