Victor – La storia segreta del Dottor Frankenstein: recensione

NUOVA TRASPOSIZIONE DEL MITO DI FRANKENSTEIN, SEMPRE PIÙ LONTANA DAL ROMANZO DI MARY SHELLEY, CON DANIEL RADCLIFFE E JAMES MCAVOY

frankenstein locandinaGENERE: drammatico, fantasy

DURATA: 109 minuti

USCITA IN SALA: 7 aprile 2016

VOTO: 3 su 5

Il clown deforme di un circo, allontanato da tutti e rispettato da nessuno, riesce grazie all’aiuto di un avventore a scappare, a seguito di un incidente che ha coinvolto la trapezista della quale è innamorato. L’uomo è Victor Frankenstein, studente di medicina, che riconosce nel povero ragazzo grandi doti mediche. Lo accoglie a casa sua, dandogli la possibilità di approfondire la sua passione per la medicina e l’anatomia tanto da nominarlo suo assistente in un progetto segreto e rivoluzionario. Ma soprattutto gli dona un nuovo aspetto e una nuova identità.

Dagli anni Dieci ad oggi, il mito del dottor Frankenstein e del suo mostro ha notevolmente influenzato il cinema e la tv, dando lo spunto per creare prodotti ad hoc sulla storia della scrittrice Mary Shelley. Film tratti o ispirati sono numerosissimi, diverse decine, e Victor: La storia segreta del Dottor Frankestein, diretto da Paul McGuigan e in sala da 7 aprile, è solo l’ultimo di una lunga serie. Un lavoro che volge sullo stile dark/rock, che ricorda lontanamente Sherlock Holmes nella versione di Guy Ritchie con Robert Downey Jr, quanto in quella della serie (da lui stesso diretta in alcuni episodi), e che riscrive ancora una volta la storia originaria.

Come spesso accade in questi casi, volendo portare in scena una storia già troppo nota e decisamente raccontata, rimane del plot originale solo la scarna ossatura centrale, che qui consiste nella creazione del mostro da parte del dottore desideroso di forgiare la vita per sopperire al dolore di una forte perdita. Perché purtroppo allontanarsi dal testo di partenza è spesso l’unica possibilità per emergere dalla marea indistinta di opere in un certo senso simili; oppure, forse, bisognerebbe puntare sulla produzione di un lungometraggio che riproponga in modo assolutamente puro il testo della Shelley. In questo film si sceglie di seguire la prima strada, e si decide di adottare il punto di vista dell’assistente Igor.

Questa scelta è il primo passo, decisamente consistente, verso la riscrittura del mito: proprio Ygor, infatti, è un personaggio assente nel romanzo ma nato nelle sue trasposizioni teatrali e cinematografiche, e qui è non solo uno dei protagonisti ma anche narratore della storia. Inoltre, nel corso degli anni, è sempre stato proposto con indole e storia differenti, ma pur sempre dall’aspetto deforme con tanto di gobba, che ha reso per esempio indimenticabile Marty Feldman in Frankenstein Junior di Mel Brooks. In Victor: La storia segreta del Dottor Frankestein, Igor recupera invece sia la piacevolezza nell’aspetto che la proprio dignità e indipendenza di uomo, liberandosi della sudditanza al dottore. A interpretarlo è Daniel Radcliffe, al quale non poteva non essere affidato un sottoplot romantico che lo fa ricongiungere alla ragazza dei suoi sogni.

Al suo fianco, nel camice del dottor Frankenstein, c’è James McAvoy, lo scienziato pazzo, furiosamente folle, che non si ferma davanti a nulla pur di realizzare il suo progetto, ma che, presa coscienza dei suoi errori davanti a quel mostro di inaudita violenza omicida, decide di fermarsi. Forse. Ammettendo in ogni caso che è proprio Igor la sua creatura meglio riuscita, il suo più grande successo.

Victor: La storia segreta del Dottor Frankestein è  l’ennesima trasposizione del famosissimo romanzo, ma tutto sommato riesce a trovare una propria identità, a intrattenere degnamente e a distaccarsi da molti altri prodotti meno degni tra le decine di Frankenstein prodotti nell’ultimo secolo, anche grazie a scelte tecniche interessanti e al proponimento di temi delicati, come lo scontro tra scienza e religione, esistente da che se ne ha memoria.

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