Get A Job: Missing in Italy

MILES TELLER E BRYAN CRANSTON CERCANO LAVORO

get a jobGENERE: commedia

DURATA: 82 minuti

VOTO: 2 su 5

La vita dopo il college non sta esattamente andando come previsto per Will e Jillian. La giovane coppia si ritrova molto presto persa in un mare di sconfortanti e bizzarri posti di lavoro. Situazione condivisa non solo dai migliori amici di Will, con i quali condivide l’affitto della casa, ma perfino per suo padre, ritrovatosi disoccupato dopo anni di carriera. Dandosi man forte a vicenda, però, tutti loro finiscono con lo scoprire che le avventure più importanti sono quelle che non vediamo arrivare.

Che il cast sia l’elemento più intrigante e di richiamo di Get A Job lo si intuisce solo leggendo i nomi sulla locandina. Miles Teller (Will), vero astro nascente di Hollywood dai tempi di Spectacular Now, non sembra star gestendo al meglio il dopo Whiplash, vedi il flop dei Fantastici 4 di Josh Trank, e questo film ne è forse la conferma. Accanto a lui, il fuoriclasse Bryan Cranston, nominato all’Oscar, è il padre di Will. Presenza abbastanza inspiegabile per tutta la durata del film, vista la caratura dell’attore. Anna Kendrick (Jillian) ed Alison Brie sanciscono un anno più che produttivo, dal punto di vista quantitativo, meno sul piano della qualità. Molte commedie le hanno viste protagoniste, poche sono state quelle davvero fortunate. Oltre i protagonisti, inoltre, sono tanti i volti noti, tra personaggi secondari e una lunga sequela di cameo eccezionali, segno ancora una volta su quale aspetto la produzione abbia deciso di puntare.

Il problema è proprio che, a parte i nomi di grido, Get A Job abbia poco altro da offrire, richiamando più che altro il genere comedy americano in stile Gary Marshall, ossia quel filone di film episodici sulle festività pieno zeppo di star (Appuntamento con l’amore, Capodanno a New York). O ancora quello “manualistico”, ovvero tutti i vari gli How to…, vedi l’ultimo sul “come essere single”, proprio con l’ex protagonista di Community (che tra parentesi, a confronto, non era per niente male). Il risultato qui, purtroppo, è ancora peggiore dei precedenti, funzionando molto meno, per una serie di motivi.

La messa in scena costruita dal  regista Dylan Kidd appare fin troppo minima e confusa, non aiutato da un montaggio che non sembra seguire uno scopo narrativo preciso. Vuole essere un film multigenerazionale sulla difficoltà di trovare lavoro a qualsiasi età, in questi tempi di recessione, o semplicemente una “classica” commedia grottesca su un gruppo di amici pigri e tossicomani, privi di prospettive future, in stile Seth Rogen/James Franco? Sconclusionata e senza una precisa direzione è anche lo sviluppo della trama generale, con la sceneggiatura ad opera del duo Kyle Pennekamp/Scott Turpel che finisce col dichiarare le proprie intenzioni solo con la battuta finale del personaggio della Kendrick, in maniera fin troppo tardiva e senza che nel frattempo ci sia divertiti granché. La distribuzione in home video, quasi immediata, a questo giro, non può che esser considerata come la mossa più giusta.

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