Suicide Squad: recensione

I SUPERCRIMINALI INCASSANO AL BOTTEGHINO, MA DELUDONO SUL PIANO DELLA QUALITÀ

suicide_squad_ locandinaGENERE: azione, fantastico

DURATA: 130 minuti

USCITA IN SALA: 13 Agosto 2016

VOTO: 2 su 5

Mettete insieme un team dei più pericolosi Super Cattivi che possiate trovare nelle carceri del mondo, dategli il più fornito arsenale a disposizione del governo e mandateli in missione per sconfiggere un’entità insuperabile ed enigmatica. L’ufficiale dell’intelligence degli U.S.A., Amanda Waller ha convocato in gran segreto un gruppo di individui disperati e deprecabili che non ha niente da perdere. Ad ogni modo, dopo aver fallito inevitabilmente la missione ed essersi resi conto di non essere stati scelti per avere successo quanto per la loro colpevolezza riconosciuta, pensate che la Suicide Squad risolverà la questione tentando ma rischiando la morte oppure deciderà di dividersi e andare ognuno per la sua strada?

Prima di scendere più dettagliatamente nel commentare il terzo capitolo del nuovo DC Extended Universe, dopo Man of Steel Batman V Superman: Dawn of Justice,  va fatta la consueta premessa sulle aspettative che hanno circondato il film, fin dalla data del suo annuncio. A fronte di una campagna marketing pressoché perfetta (compreso il caos scatenatosi dopo il trailer “rubato” al Comic-Con di San Diego, che ne ha solo aumentato la curiosità), un casting superlativo e infine la scelta, accolta positivamente da tutti, di affidare regia e sceneggiatura al “bad boy” David Ayer (osannato autore di Training Day Fury), Suicide Squad era diventato il faro di speranza per tutti quelli che erano rimasti scottati o delusi dai precedenti lavori di Zack Snyder, ossia per tutti coloro che sognavano il cinecomic cattivo, cazzuto e soprattutto diverso dai suoi colleghi contemporanei. A fine visione, Ayer dimostra invece di aver completamente tradito tali aspettative, fallendo miseramente lì dove Amanda Waller, nel film, all’apparenza riesce: riunire e amalgamare caratteri e obiettivi fin troppo eterogenei, nel lottare insieme per una causa comune.

Suicide Squad riflette così lo status attuale della sua casa di produzione e dell’intero piano editoriale della Warner riguardo il proprio Universo Cinematografico, fin qui deludente e macchiato di un’ossessiva e controproducente “fretta”. Il film ha fretta nel presentare i propri protagonisti (presentazione che comunque resta uno dei momenti migliori della pellicola, almeno considerando il seguito), ha fretta nel riunirli come ce l’ha nel buttarli quasi immediatamente in campo, fino alla loro unione “familiare” nel finale, che arriva in maniera perlopiù inspiegabile. Suicide Squad è quindi oltremodo confuso, non sa se essere serio o umoristico (ricordiamo che, dopo le critiche mosse a Batman V Superman, alcune scene sono state anche rigirate per portare il tono generale ad essere, appunto, più comico), ma soprattutto non sa essere cattivo (alla fine, per niente) o buonista.

Il problema principale è infatti tutto lì: nella scrittura artificiosa e poco incisiva della quasi totalità dei personaggi, nei dialoghi scontati, arrangiati e presuntuosi, nell’elaborazione e nello sviluppo di una trama pressoché assente, insomma praticamente nell’intera sceneggiatura di Ayer (e hai detto poco). Suicide Squad è perciò scritto malissimo e messo in scena ancora peggio, sconclusionato in tutta la sua evoluzione e pure imbarazzante sul “ghostbusteriano” finale. Non è un caso se le scene migliori e i personaggi che convincono meglio sono Joker e Harley Quinn, interpretati da Jared Leto, che riesce a differenziarsi al meglio dagli scomodi predecessori bucando allo stesso modo lo schermo, e Margot Robbie, che si conferma sempre più la “diva” più fascinosa e promettente che Hollywood ha sfornato negli ultimi anni. Sono loro a dare letteralmente “colore” al film, sono loro a dare maggiori speranze per il futuro (non si può non fremere nel vederli insieme contro Batman nei prossimi film scritti e diretti da Ben Affleck, soprattutto pensando a un certo “caso Jason Todd”, disseminato finora di più riferimenti), risultando anche i più iconici, leggendo il riscontro popolare. Eppure la loro storia è quella più slegata alla trama principale, perlopiù un contorno all’azione della squad protagonista, funzionale solo all’approfondimento del personaggio di Harley. Stavolta, quindi, David S. Goyer, messo alla gogna da critici e fan per la sua precedente collaborazione con Zack Snyder, non è disponibile per esser preso come capro espiatorio. Considerando allori i precedenti e più che discreti lavori di Ayer, non si può che dubitare della “fonte”, ovvero la casa di produzione eccessivamente smaniosa di buttare in pasto personaggi a più non posso, per costruire il prima possibile una base per i film a venire (Joker-Harley-Batman, appunto).

L’imponente e ricco cast sembra quasi fare da spettatore, infatti, ai maggiori nomi di cartello, ai quali gira attorno l’intera pellicola. Il carisma e la presenza scenica di Will Smith, in veste di leader serioso (ma che si scopre essere in realtà buono nel profondo), da una parte e l’adorabile follia della già citata Robbie dall’altra (che si scopre essere solo innamorata e manipolata), i quali condividono numericamente la quasi totalità delle battute con uno spento e banale Rick Flag, che fa solo rimpiangere il forfait all’ultimo di Tom Hardy (va detto che il doppiaggio italiano rovina impietosamente la prova di Joel Kinnaman). Sono loro che in pratica “fanno tutto”, tanto che assistiamo a manifestazione di empatia tra personaggi che, fino a quella scena, neanche si erano mai parlati, insieme al mastermind Viola Davis, attrice sempre brava e pressoché perfetta per la parte, ma che prova dopo prova sta scadendo sempre più nel ruolo di capo badass e senza scrupoli, esatta copia dell’Annalise Keating di How To Get Away With Murder che le ha regalato un Emmy.

Suicide Squad alla fine appare come una fragorosa delusione, specialmente pensando a quello che poteva essere, ovvero Quella Sporca Dozzina con dei supercriminali; invece, fin dalla colonna sonora, si rivela un’operazione studiata sì a tavolino, ma solo in fase di preparazione, senza che si sia poi pensato davvero a come metterla adeguatamente in pratica sul grande schermo. Abbiamo evitato di dirlo per tutta la recensione, per non cadere nell’ormai annosa disputa da social network, ma in chiusura va registrato che la DC e la Warner falliscono l’ennesimo tentativo di stare al passo con l’accoppiata Marvel-Disney. Ultimamente i cinecomic Marvel si ritrovano spesso accusati per la loro eccessiva leggerezza, eppure quest’ennesimo flop qualitativo ad opera della Distinta Concorrenza può far riflettere sul perché Kevin Feige & co. riescono a sbagliare così pochi colpi e sono tanto destinati a durare ancora a lungo: idee editoriali chiare e precise, casting sempre vincenti e ragionati, sceneggiature magari scolastiche, il più delle volte, ma a prova d’orologeria (provate a pensare ai film supereroistici corali usciti quest’anno, ossia Batman V Superman, X-Men: Apocalypse, Suicide Squad e quindi Captain America: Civil War: chi ha gestito meglio il suo ricco comparto di protagonisti?), insomma semplicemente “funzionano”. Coi supereroi e i fumetti si guadagna, la Warner e la DC l’hanno capito bene, ma considerando l’andamento al botteghino degli ultimi due film, si può notare come al boom dei primi weekend, ci sia un brusco stop, conseguente al cattivo passaparola, in quelli successivi. Il pericolo che l’intero pubblico si possa stancare di essere illuso, in futuro, è sempre più vivo: alla Justice League l’ardua sentenza.

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