In dubious battle: recensione

JAMES FRANCO REGISTA DI IN DUBIOUS BATTLE: LE BUONE PREMESSE DEL ROMANZO DI JOHN STEINBECK SI PERDONO IN UN FILM NOIOSO E A TRATTI DI SPIAZZANTE INSENSATEZZA

in-dubious-battle posterGENERE: storico

DURATA: 114 minuti

USCITA IN SALA: n.d.

VOTO: 2 su 5

James Franco è un’artista a tutto tondo: regista, interprete, sceneggiatore oltre che scrittore, insegnante di cinema, amante della letteratura, artista visivo. E appassionati come lui se ne vedono ben pochi, sempre impegnato com’è in un nuovo progetto. Ma a volte la passione non basta, e questa volta non è bastato il suo amore per Steinbeck, una famosa e amata opera di partenza, e il suo attaccamento a ciò che rappresenta. “Racconta della terra dove sono nato e cresciuto, sento una particolare connessione con In dubious battle“.

Trasposizione dell’omonimo romanzo dello scrittore americano, il film propone la vicenda di alcuni lavoratori agricoli dediti alla raccolta delle mele nella California della grande depressione negli anni Trenta. Sottopagati e costretti ad uno stipendio minimo, decidono di scioperare, incitati dall’agitatore Mac (Franco). Tutto ciò fatto in nome della giustizia e di una battaglia da iniziare subito affinché nessun altro dopo di loro debba soffrire sfruttato per gli stessi soprusi.

Nonostante l’interessante ed esplicita connotazione politica che viene data al film, il resto si perde in un vuoto diffuso: passi il minimalismo scenografico e dei costumi dettato probabilmente dal basso budget (anche se sporadicamente la sensazione è quella di non trovarsi negli anni Trenta), ma il vero problema è la mancanza del background dei personaggi e di una contestualizzazione generale della storia, come anche le pecche di una sceneggiatura mal scritta dall’amico Matt Rager, che riduce i dialoghi a quanto di più banale, retorico e noioso possa essere detto. Alcuni fatti sembrano forzati e inspiegabili, infilati nella trama per renderla più polposa, anzi, ahimé, più lunga e inefficace. Il film sembra un work in progress, una prova, un lavoro in corso d’opera e ancora in cerca di un pubblico ben definito: chi sarebbe lo spettatore ideale di questo In dubious battle?

Anche la scelta del cast sembra voler espandere il più possibile il bacino del pubblico, arrivando a comprendere nomi di alto livello, tra ruoli principali, secondari e cammei, per poi affiancarli ad una teenstar come Selena Gomez alla quale è affidata la sottotrama amorosa. La diva degli under 18 non regge il confronto con mostri sacri come Vincent D’Onofrio, Robert Duvalle, Ed Harris, Bryan Cranston (che compare in una sola scena), e finisce per essere un pesce fuor d’acqua.

L’ammirevole volontà, il suo amore per la letteratura e la foga per la tematica hanno portato Franco a creare un lavoro di difficile comprensione perchè troppo personale.

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"Suonala ancora, Sam"