La Mamma al Festival parte 2

LA MAMMA AL FESTIVAL CI RACCONTA VENEZIA DALL’INTERNO

Loughing mother and daughter at the cinema watching a movie

La prima settimana è trascorsa, ci avviamo alla fine e per La Mamma al Cinema già si respira aria di “Toto Leoni”. Così si mette a scrivere e si racconta come al solito in prima persona. Mancano ancora diversi film ma volendo azzardare direi che quelli passati sono i più papabili in area premi.

Sette giorni di intensa programmazione nelle varie sezioni, che ormai per ricordami bene i titoli devo rileggerli per non rischiare di citarne di nuovi frutto di un mix fantasioso e del tutto personale. Ho sognato, cantato, ballato, pianto, riso. Qualche volta mi sono annoiata, persino assopita.

Le produzioni americane dominano con i “filmoni”, se La La Land come già scritto, è assolutamente godibile e ben riuscito, con i due protagonisti – Ryan Gosling ed Emma Stone- in splendida forma, The light between oceans di Derek Cianfrance, con la coppia Fassbender-Vikander che sul set è nata (e si vede) risulta piuttosto lento e scontato, sebbene l’attore irlandese sia sempre impeccabile nelle sue performance. In concorso e Made in USA Arrival di Denis Villenueve, che invece tiene inchiodati fino alla fine con Amy Adams bella e coraggiosa, una regia ricca e un finale inaspettato.

Si va a teatro con Wim Wenders e il suo Les Beaux Jours d’Aranjuez in 3D, tratto da una pièce di Peter Hadke,  in cui lo scrittore scrive e ascolta i suoi personaggi, perdendosi nelle loro parole e nell’eterno confronto tra uomo e donna. In concorso anche l’interessante El Cristo Ciego di Murray (Cile) insolita storia di un novello predicatore scalzo che dona la fede agli altri fino ad alimentare dubbi sulla propria.

Ma è finalmente con Tom Ford e il suo Nocturnal Animals, opera seconda a distanza di qualche anno dal bellissimo A single man, che si entra in un mondo in cui la violenza e la bellezza si incrociano in un equilibrio magico, elegante, sapiente ed emozionante. La storia nella storia si nutre di interpretazioni ottime di Amy Adams e Jake Gyllenhaal.

Accolto bene dalla stampa Frantz di Ozon, a mio modesto parere visivamente impeccabile ma assai debole come trama. Ma è domenica 4 settembre che secondo me arriva “il Film” di Venezia 73: El ciudadano ilustre della coppia registica Argentina Cohn – Duprat , che racconta con arguzia, cinismo e raffinata ironia la storia di un illustre scrittore argentino emigrato in Spagna, che ripercorrendo il suo passato svela le contraddizioni di una certa Argentina e forse di tutto il genere umano.

Acclamato e in zona premi anche Jackie di Pablo Larrain, che confeziona perfettamente i tre giorni post morte di JFK nella figura di Jackie, raccontando una donna fragile, umana, un po’ troppo “dark cat”, ma perfetta per gli Oscar. Speriamo che il geniale Larrain, torni alle sue storie. intendiamoci, bravissimo anche qui, ma non è il Pablo che amo.  Segnalo – male accolto dalla critica- The bad batch di Ana Lily Amirpour, intrigante splatter con protagonista il cannibalismo che utilizza bravi attori come Jim Carrey, Giovanni Ribisi e Keanu Reeves. Per divertirsi accompagnati da ottima colonna sonora.

Fuori concorso, da non perdere non appena uscirà in sala in Italia distribuito da Ubu, The Journey di Nick Hamm, un viaggio tra due nemici giurati che hanno cambiato le sorti storiche dell’Irlanda, con un cast di altissimo livello, Colm Meaney e Timothy Spall è un umorismo anglosassone imperdibile.

Ora vorrei dedicare qualche riga al cinema italiano presente al Festival. In concorso Piuma di Roan Johnson: criticato già prima che venisse proiettato (“perché mai una commedia giovanilistica in concorso” – sentivo dire in fila mentre aspettavo di entrare), ha diviso un po’ la critica, ma io in sala ho sentito un gran ridere e applausi. Quindi, se fa figo fare un po’ gli snob, poco male per Piuma, che in sala avrà il giusto riscontro, essendo quello che è, una commedia mai volgare, leggera, scanzonata, con la generazione “nonno padre figlio”  da volerseli portare a casa. Bravo Roan!

Nella sezione Orizzonti segnalo Il più grande sogno, opera prima di Michele Vannucci, ben riuscita e significativa sotto diversi aspetti. Anzitutto la determinazione e il coraggio del suo produttore, Giovanni Pompili di Kino Produzioni, che ha fortemente voluto realizzare il lungometraggio tratto dal corto, sfidando il mercato, che spero premi questa operazione di indubbio valore non solo cinematografico, ma umano e sociale. Il film racconta infatti la storia vera di Mirko Frezza, giovane cresciuto ai margini di Roma e poi uomo e padre, inciampato negli “impicci” illegali e rimasto in carcere per sette anni. È qui che scopre di avere ancora un futuro, ed uscendo lotta per costruirlo, spezzando la catena che il padre cerca di tenere ben salda. È lo stesso Mirko il protagonista, ora anche attore, affiancato da Alessandro Borghi.

Interessante l’operazione di Federica Di Giacomo, sempre in corsa in Orizzonti, con Liberami, una film documentario sul fenomeno degli esorcismi in Sicilia, un viaggio a tratti inquietante ed ironico nella condizione umana rispetto al temuto Satana. Ho perso alcuni film, avrei voluto perderne altri, vinca il migliore – che sarà uno di quelli che non ho visto, secondo la migliore tradizione.

 

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Ylenia Politano, giornalista, si occupa da diversi anni di cultura, lifestyle e cinema. Mamma di tre creature e moglie di un attore, tra un asilo, uno scuolabus, una piscina e feste con 20 bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, torna al suo primo amore, il cinema. Interviste, recensioni, riflessioni. Grandi maestri e nuovi talenti. Incursioni qua e là. Set, anteprime, backstage. Quando la mamma non c’è…”la mamma è al cinema!”