Fritz Lang: recensione

FRITZ LANG: L’IDEA DI M – IL MOSTRO DI DÜSSELDORF, TRA I FATTI DELL’EPOCA E I DEMONI DELL’ANIMA DEL REGISTA TEDESCO

Fritz Lang posterGENERE: biografico/drammatico

DURATA: 104 minuti

USCITA IN SALA: n.d.

VOTO: 3,5 su 5

Fritz Lang è il regista tedesco più famoso, ma attraversa una crisi: non riesce a trovare il giusto soggetto per il suo nuovo film. Quando legge su un quotidiano degli omicidi di Düsseldorf l’argomento lo colpisce subito, e istantaneamente ispirato parte per approfondire il caso. Quando il mostro viene arrestato, Lang lo incontra, e la sua conoscenza lo porterà anche a confrontarsi con il suo passato e la sua coscienza.

Fritz Lang di Gordian Maugg, in concorso all’undicesima Festa del Cinema di Roma, racconta una porzione della carriera e della vita del regista tedesco di cui porta il nome. Il periodo d’ambientazione è l’inizio degli anni Trenta, quando ormai la maggior parte dei professionisti del settore vira verso il sonoro: il film inizia proprio così, lodando le doti del grande Lang e chiedendosi se il suo primo lavoro sonoro sarà all’altezza dei capolavori muti.

La crisi della mancanza dell’argomento giusto lo porta a partire, e quasi ad ossessionarsi al caso del misterioso serial killer di Düsseldorf che colpisce donne e bambini, perché gli fa capire che è il momento di smettere di rappresentare grandi masse indistinte, come successo con Metropolis, per concentrarsi sull’individuo. Quando viene arrestato, Peter Kürten confessa di prediligere vittime innocenti, chiarendo come dietro questo piacere di uccidere si nasconda un passato di soprusi e violenze.

Il film porta avanti di pari passo non solo la storia del mostro che ispira la vicenda del film del 1931, ma anche quella del regista, immaginando il suo conflitto interno: la sua vita matrimoniale è al capolinea e un oscuro e orrendo fatto del passato lo perseguita. Più volte si chiede “cosa si prova ad uccidere”, ma durante una delle visite in carcere a Kürten, Lang confessa che non gli è sconosciuta quella sensazione, dichiarando di aver ucciso durante la Prima Guerra Mondiale, e rivedendo nella sua mente un altro fatto che mai confesserà. Ciò permette al regista di lavorare con una costruzione temporale che salta dal presente al passato, utilizzando frequenti flashback.

Già come era successo in passato con The Artist, è inevitabile provare la sensazione di trovarsi davanti a un vero film dell’epoca: il lavoro di girato originale in 4:3 e in bianco e nero è perfettamente amalgamato ed equilibrato con i materiali storici d’archivio dell’epoca, e vedere inseriti anche spezzoni tratti da M – Il mostro di Düsseldorf rende lo spettatore partecipe del processo creativo che ha portato il regista a immaginare e poi creare le scene del celebre film, condividendo il suo stato d’animo del momento.

Inoltre anche registicamente Maugg si rifà ad uno stile tipico del cinema dell’epoca, puntando tutto sul potere comunicatore dell’immagine, talvolta presentata in modo spiazzante e senza censura. Ne viene fuori un film perfettamente omogeneo visivamente e storicamente, nonostante il regista faccia sue, mostrandole come certe, alcune questioni che da allora ancora rimangono oscure, e ormai lo saranno per sempre. Perché, come chiariscono i titoli di coda, Lang non si pronunciò mai sulla morte misteriosa della prima moglie e il caso venne velocemente archiviato.

Diviso tra la realtà della vita e la finzione del cinema, tra l’immagine del mito e la debolezza dell’uomo, Fritz Lang è un film impattante e sconvolgente, il ritratto “immaginario” di un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema, ma del quale misteriosamente non si saprà mai tutto.

 

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