Florence: recensione

FLORENCE: COMMEDIA DAL SAPORE DOLCE-AMARE, CON UNA SEMPRE GRANDISSIMA MERYL STREEP

florence-itaGENERE: commedia

USCITA IN SALA: 22 dicembre 2016

DURATA: 111 minuti

VOTO: 3 su 5

Siamo nel 1944, e l’ereditiera Florence Foster Jenkins è una delle protagoniste dei salotti dell’alta società newyorchese. Amante dell’arte, soprattutto appassionata di musica, con il marito e manager Clair Bayfield organizza performance canore a cui è invitata l’élite cittadina e di cui lei è ovviamente la protagonista. Ma quello che per lei è piacere, per gli altri è solo divertimento: Florence è infatti incredibilmente stonata senza accorgersi di esserlo. Protetta dal marito, la situazione è sotto controllo fin quando la donna non decide di esibirsi in pubblico in un concerto alla Carnegie Hall, senza invitati controllati.

É divertente pensare a come Meryl Streep sia nel tempo perfettamente distinta in ruolo in cui ha cantato alla perfezione (Mamma mia!, Into the woods, Dove eravamo rimasti) e ora si dimostri altrettanto (in)credibile nei panni di Florence Foster Jenkins, dando ancora una volta prova di essere la migliore. Il film diretto da Stephen Frears dal titolo Florence racconta la storia di questa donna che negli anni Quaranta divenne famosa per la sua totale mancanza di intonazione e in generale di doti canore, nonostante lo studio e la sua smisurata e viscerale passione per la musica.

A vestirne i panni è appunto la Streep, tenera e dolce, capace di mostrarsi ingenua e delicata come una bambina. L’attrice è affiancata da un altrettanto piacente Hugh Grant, suo marito e manager. Il suo ruolo è quello di un uomo dedito e protettivo, nonostante la tradisca per rispondere a quel desiderio sessuale che Florence, malata di sifilide, non può accontentare. I due sono poi accomunati dalla mancanza di talento, lei per il canto lirico e lui per la recitazione, campo in cui ha provato senza grandi risultati. Nel cast anche Simon Helberg, suo accompagnatore al piano.

Florence è una commedia divertente, nonostante la partenza un po’ lenta, che non manca di commuovere, e che arriva a un anno dalla presentazione alla Mostra del cinema di Venezia di Marguerite, liberamente ispirato al medesimo personaggio. Frears però analizza e approfondisce maggiormente il rapporto fra i coniugi, coppia tanto perfetta quanto impensabile, mostrando come si sia disposti a tutto pur di accontentare il partner, anche pagare il pubblico, corrompere i critici, e soprattutto nascondere la verità se questo rende felici.

Perché se centrale è il legame di questa coppia, a muovere la storia, e ad evitare che la vita di Florence si spezzi, è però la passione. Ma, per quanta se ne abbia, questa non è sufficiente a rendere realmente bravo qualcuno, e allora trovarsi all’improvviso impreparati di fronte alla cruda realtà, allo scherno e alla derisione non può che lacerare l’animo. E non rimane altro che il sogno.

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