150 milligrammi: recensione

150 MILLIGRAMMI NARRA LA LOTTA DI UNA DONNA PER FAR TRIONFARE LA VERITÀ SUL MEDIATOR

150-milligrammi-locandinaGENERE: drammatico

DURATA: 128 minuti

USCITA IN SALA: 9 febbraio 2017

VOTO: 4 su 5

150 milligrammi è la pellicola diretta da Emmanuelle Bercot che vede come protagonista indiscussa Sidse Babett Knudsen nelle vesti di una donna forte e determinata a raggiungere il suo obiettivo, nonostante le numerose difficoltà che le si presenteranno davanti. Nell’ospedale di Brest dove lavora, la pneumologa Irène Frachon scopre un legame diretto tra una serie di morti sospette e l’assunzione del Mediator, un farmaco in commercio da oltre trent’anni. Dall’inizio in sordina fino all’esplosione mediatica del caso, la storia è una lotta di ‘Davide contro Golia’ per arrivare al trionfo della verità. Questa la trama di un film che si erge sull’empatia, riuscendo a toccare anche le corde più intime e profonde dello spettatore.

Punto cardine della pellicola è la lotta contro il farmaco e la sua commercializzazione, ma in essa emerge anche il lato più disumano della faccenda: è davvero così importante sapere il numero delle vittime per decidere di eliminare un prodotto dalla lista dei medicinali in commercio, evitando che il Mediator provochi ulteriori danni alla salute di chi, come molti di noi, vorrebbe solo dimagrire per ritrovare un po’ di serenità? Non è abbastanza sapere che qualcuno è morto a causa della sua assunzione? È chiara invece la volontà di Emmanuelle Bercot di dare largo spazio a una figura femminile originale, molto caparbia e pronta a tutto pur di riuscire nel suo intento, anche a farsi denunciare per aver diffuso la verità. La donna, infatti, scriverà anche un libro inerente ai problemi causati dal Mediator, di cui verrà censurato il sottotitolo (“150 milligrammi – Quanti morti?).

Il film mostra anche quanto possa essere labile un rapporto d’amicizia, che – per colpa di una convinzione, un sogno, – può in poco tempo andare perso. La pellicola si avvale di una sceneggiatura solida, che mescola sapientemente battute fresche e chiare a concetti più specifici del campo della medicina, ma comunque comprensibile agli spettatori in sala. Sorprende, inoltre, la presenza di umorismo in determinate sequenze, volte certamente ad alleggerire il carico di intense emozioni date in particolare modo dall’interpretazione egregia di Sidse Babett Knudsen. È un espediente molto interessante, che solitamente non troviamo in film improntati alla riflessione, e che rende il lungometraggio più piacevole da seguire dall’inizio alla fine. 150 milligrammi, infatti, non risulta pesante e noioso, ma anzi riesce ad intrigare lo spettatore per tutta la sua durata, merito anche di una colonna sonora incisiva e di una storia vera (altro aspetto che ha contribuito a mantenere l’interesse) che è molto vicina al nostro Paese: un tempo il medicinale veniva venduto anche in Italia, almeno fino a quando non è stato eliminato definitivamente dal commercio.

La Knudsen, conosciuta per aver preso parte al film Inferno di Ron Howard, è molto convincente nel ruolo a lei affidato, così come l’attore Benoît Magimel. L’attrice ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per interpretare un personaggio di grande spessore, che comporta un certo coinvolgimento anche a livello emotivo. Quest’ultima, infatti, è stata in grado di esprimere attraverso gesti, gioco di sguardi e mimica facciale tutto il dolore interiore della dottoressa nel vedere i suoi pazienti ammalarsi e, talvolta, perdere la propria vita.

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