Kubo e la spada magica: recensione

KUBO E LA SPADA MAGICA, UN RACCONTO DI FORMAZIONE PERMEATO DI MAGIA E ROMANTICISMO: IL MIGLIOR LAVORO DELLA LAIKA IN CORSA AGLI OSCAR 2017

kubo-e-la-spada-magicaGENERE: animazione

DURATA: 101 minuti

USCITA IN SALA: 3 novembre 2016

VOTO: 3,5 su 5

Kubo racconta storie fantastiche alla gente del paese in cui vive, vicino al mare. Quando evoca un antico spirito che gli dà la caccia, è costretto a fuggire, e con Monkey e Beetle inizia la sua avventura alla ricerca di un’armatura magica in grado di difenderlo.

Kubo e la spada magica mette in scena un vero e proprio viaggio di formazione del ragazzino, che si trova ad affrontare scontri e dure prove per evitare che la famiglia materna, nelle persone del nonno e delle zie, lo portino via dalla sua vita terrena per costringerlo ad una eterna e celeste, lontano dal calore degli affetti e cieco ai sentimenti.

Per Kubo, giovane orfano di padre, l’unico vero legame è rappresentato dalla madre, che però ha numerosi cedimenti psicologici. Lui la mantiene lavorando come cantastorie, e mettendo in scena le avventure di un samurai che nient’altro è che il padre mai conosciuto. Animati dalla magia del suo strumento (uno shamisen), gli origami da lui sapientemente creati prendono vita e inscenano avventure che rapiscono il pubblico, che non ne è mai stanco. Ma quando si presenta concretamente il pericolo del rapimento da parte della sua famiglia, la stessa che già lo ha privato di un occhio, Kubo ha solo un modo per salvarsi: trovare un’armatura magica in grado di proteggerlo.

Da qui parte il suo viaggio al fianco di un guerriero scarafaggio che ha dimenticato il suo passato e di una scimmia protettrice, metafore delle figure genitoriali che avrebbero dovuto essere al fianco di un ragazzo della sua età, proteggendolo e guidandolo. Infatti è centrale il tema della famiglia, strettamente legato a quello dell’abbandono e dell’elaborazione del lutto, raccontati con estremo tatto, leggerezza e romanticismo (il che non è affatto facile da rendere, ma qui magistralmente riuscito); temi non facili a cui non tutte le case di produzione sono interessate né sono in grado di affrontare.

Kubo e la spada magica è un lavoro autoreferenziale, da considerarsi come una delle vicende raccontate dallo stesso stesso piccolo cantastorie; un film che attinge da elementi del folklore giapponese uniti all’epicità delle gesta dei samurai, con un pizzico di magia ma anche tanta verità: quella di non mascherare il dolore, ma mostrare come spesso, dietro di esso, si possa trovare qualcosa di positivo.

Il film in stop motion diretto da Travis Knight e prodotto dalla Laika Entertainment, è un prodotto eccezionale tematicamente e tecnicamente, e raggiunge una qualità visiva a cui la casa di produzione aveva già mostrato di voler puntare coi lavori precedenti. Perché se Knight è da applauso al primo lungometraggio, la sua Laika si è fatta già amare dagli spettatori con Coraline e Boxtrolls, per esempio. Qui i tempi di lavorazione incredibilmente lunghi (solo per la scena della barca c’è voluto più di un anno) hanno dato un risultato ancor più esaltante.

A questi Oscar 2017, Kubo e la spada magica merita a pieno titolo la propria candidatura, e perché no la vittoria, forte della sua profondità tematica e qualità tecnica, e di un romanticismo non facile da trovare altrove. Knight ha creato un film (forse) pensato per i più piccoli, ma di fronte a cui gli adulti non potranno non commuoversi.

 

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