Netflix presenta 3%

NETFLIX LANCIA LA SERIE BRASILIANA 3%, NON SOLO DIGITAL DIVIDE…MA UNA DIVISIONE A LIVELLO MONDIALE CHE UNISCE REALISMO A FANTASCIENZA

3Pare che le distopie siano particolarmente in voga fra gli sceneggiatori. Che sia per il grande schermo o per Netflix, le storie che raccontano di mondi ipotetici, improbabili e nefasti riescono ad attirare l’attenzione dei produttori. E’ successo così anche per 3%, prima serie brasiliana di Netflix, e ideata da Pedro Aguilera nel 2011.

Il pilota della serie originaria si trova ancora su Youtube ed è piuttosto somigliante alla serie prodotta nel 2015 da Netflix, che ha scovato online il pilot e ne ha comprato i diritti. Immaginate in un futuro lontano che il mondo sia diviso fra ricchi e poveri – fin qui niente di sorprendente –, i ricchi sono il 3% della popolazione, vivono in un mondo ideale e inaccessibile chiamato Entroterra, destinato solo ai meritevoli.

La serie disponibile interamente su Netflix dallo scorso novembre sia in lingua portoghese che in inglese, racconta del Processo, vale a dire la selezione che deve essere superata per meritarsi un posto nel mondo ideale: al compimento del 20esimo anno di età a tutti è concessa la possibilità di accedere al regno dei privilegiati solo dopo aver superato alcune prove. Una volte superato con successo il Processo non c’è più la possibilità di tornare indietro, ma c’è la certezza di essere finalmente felici e di poter vivere nel benessere e nel lusso, al contrario della povertà che caratterizza il mondo del restante 97%.

La serie segue il Processo di un gruppo di ragazzi, che come gli altri hanno sempre sognato questo momento. D’altronde il Processo è una fede, una devozione, un credo assoluto, dove non c’è spazio per i dubbiosi, i critici, gli scettici. Bisogna credere nel processo e credere in se stessi per poter andare avanti. Il Processo non ha leggi, se non quella del merito, non ha limiti se non quelli imposti dal leader Ezequiel che dall’alto, attraverso telecamere e sensori, tutto dirige e tutto controlla. Tutto è coerente, studiato, animato. Il mondo ideato non esce mai dai canoni del credibile e una volta assodato che ci troviamo in un mondo fantastico, la finzione sembra assolutamente vera.

Senza esagerare, senza rimarcare ritmo e dialoghi incalzano e costruiscono un mondo parallelo affascinante quanto disgustoso. I personaggi, interpretati da attori brasiliani, emergono lentamente con lo stesso andamento con il quale vengono delineati i particolari del meccanismo. I flash back che raccontano del loro passato rimandano ad altre serie come Orange is the New Black, il passato s’intrufola nel presente senza confondere e senza ingombrare, semplicemente per definire il contesto, le aspettative, colorare gli umori. La macchina perfetta avanza, le puntante risultano perfettamente connesse e incastrate, le musiche sottolineano il pathos e il terrore, lasciando spazio a piccoli respiri, raccordi che svelano una fotografia precisa e coerente.

Colori, luci e ambientazioni claustrofobiche, tutto è assemblato per far credere che l’uguaglianza non esiste e ognuno ha esattamente quello che si merita. Non bisogna aver paura, anche se durante il Processo ci possono essere morti, suicidi, ingiustizie, tutto avviene in nome del Processo. Sembra un Grande Fratello reale, il 1984 di Orwell senza animali, un futuro apocalittico e catastrofico dove l’unica speranza è quella di emigrare in un altro mondo inaccessibile ed esclusivo, elitario e lontano, del quale non sappiamo molto.

La speranza per i giovani è un mondo mitologico, un iperuranio dalle idee perfette, l’unica alternativa per scappare dalla miseria. Questo Processo assomiglia così al viaggio dei migranti, ricorda quella disperazione che spinge a lasciare tutto in cerca di un altrove che ‘sia come sia’sarà sicuramente migliore. Allora ogni prova, ogni selezione lascia che siano solo i più forti e ‘meritevoli’ a sopravvivere in un gioco spietato dove la giustizia spesso vacilla.

Inoltre non è un caso che questa seria sia stata ideata e realizzata in Brasile, dove la disuguaglianza sociale è altissima, il divario fra ricchi e i poveri è enorme ed incolmabile e genera violenza, odio e rancore, gli stessi sentimenti che emergono nella serie. La distopia è tale perché trattasi di un mondo immaginario, almeno così speriamo. Nel dubbio è in preparazione la seconda stagione.

SHAILA RISOLO

 

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