Dickens- L’uomo che inventò il Natale: recensione

canto di natale
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CANTO DI NATALE IN UN NUOVO RIFACIMENTO TORNA AD EMOZIONARE, NONOSTANTE SIA TROPPO DIDATTICO

GENERE: biografico, commedia

DURATA: 104 minuti

USCITA IN SALA: 21 dicembre 2017

VOTO: 3 su 5

Canto di Natale ne ha avuti tanti di rifacimenti cinematografici e televisivi. Fino ad ora, però, non era mai stato raccontato dal punto di vista dell’autore. In concomitanza con le feste natalizie, arriva nei cinema italiani Dickens – L’uomo che inventò il Natale con la regia di Bharat Nalluri. Un film sul Natale, che per quanto la storia possa essere nota ai più, fa sempre bene all’animo riguardare. Dopotutto, il romanzo Canto di Natale di Dickens aveva un obiettivo preciso: ricordare a tutti, grandi e piccini, l’importanza del volersi bene e dell’avere rispetto verso i poveri.

canto di nataleIn Dickens- L’uomo che inventò il Natale, lo scrittore, interpretato da un bravo Dan Stevens è reduce da sei mesi di trionfale tournée in America. Tornato a Londra, deve fare i conti con una serie di insuccessi e con i debiti. Per mantenere la sua numerosa famiglia e le sue stravaganti abitudini, Dickens deve necessariamente mettersi all’opera per la scrittura di un nuovo testo.  L’ispirazione, però, non è facile da trovare. E infatti, dopo tanti successi, Charles si ritrova a dover fare i conti con l’incubo maggior: il blocco dello scrittore.

Sarà però, la nuova domestica che si occupa dei suoi figli a dargli lo spunto giusto. Dickens, dunque, inizierà a scrivere quello che diventerà Canto di Natale, la storia sullo spirito del Natale e sul vecchio e avaro Scrooge.

Dickens sarà abbandonato dagli editori, delusi dagli insuccessi precedenti e non convinti della buona riuscita del bizzarro racconto. A questo punto, l’autore dovrà fare tutto da solo. Troverà un illustratore e un’alternativa agli editori, riuscendo a portare a termine la scrittura nonostante le numerose interruzioni e la convivenza non facile con il padre (Jonathan Pryce).

L’uomo che inventò il Natale racconta, dunque,  le sei settimane di lavoro e di creazione dei personaggi e della storia. Personaggi tratti dalla realtà che circonda Dickens (il nipotino malato, i venditori della strada), i quali  parlano all’autore e si manifestano nella sua testa, suggerendogli la strada da seguire o da abbandonare.

È interessante vedere come lo scrittore, in preda alla creatività, si lasci trasportare nel mondo da lui stesso immaginato. Dalla fotografia alle scenografie tutto nel film di Nalluri contribuisce a dare vita e corpo alla fantasia dello scrittore. Dickens convive con i suoi personaggi, ci litiga e alla fine consegna alle stampe il capolavoro Canto di Natale. Tutto avrà inizio con l’apparizione dell’avaro Scrooge (Christopher Plummer), che con tutti i suoi mugugni e i vari “stupidaggini”, condurrà Dickens verso la creazione degli altri personaggi. Con il suo ghigno cinico e le sue pungenti considerazioni, Scrooge – Plummer porta sulla retta via l’intero film.

La commedia ha tutte le intenzione di voler essere un film di intrattenimento per il grande pubblico. Ma, nella maggior parte del tempo, il film di Nalluri  appare troppo didattico e didascalico. Il regista avrebbe potuto soffermarsi maggiormente sulle emozioni, evitando di fare una puntigliosa ricostruzione di ogni passaggio.

Nonostante questo, Canto di Natale rimane un grande classico del periodo delle feste.  Rappresentato in questa versione originale riesce, comunque, a trasmettere il suo messaggio principale: capire quali sono le cose importanti nella vita e riscoprire i sentimenti autentici, soprattutto in un momento dominato dal consumismo e dalla superficialità.

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