Fabrizio De André. Principe libero: recensione

UN SUPERBO LUCA MARINELLI NEI PANNI DI FABRIZIO DE ANDRÉ: IL BIOPIC DI LUCA FACCHINI AL CINEMA E POI IN TV

locandina fabrizio de andré principe liberoGENERE: biografico

DURATA: 192 minuti

USCITA: 23 e 24 gennaio al cinema, 13 e 14 febbraio su Rai 1

VOTO: 4 su 5

Era impresa facile riportare in vita, per la durata di un film (o due episodi televisivi) un mito, un mostro sacro, un’icona del cantautorato italiano come Fabrizio De André? Certamente no, ma allo stesso tempo, con la medesima certezza, possiamo affermare che il film di Luca Facchini Fabrizio De André. Principe libero è riuscito in pieno in questo compito.

Complice anche la fantastica interpretazione di Luca Marinelli, che continua a consacrarsi film dopo film. Nonostante il panico che ha detto di aver provato concedendosi a questo lavoro, è riuscito a restituire una magnifica e convincente rappresentazione di De André, tanto che a volte sembra proprio di vederlo sullo schermo, ancora qui davanti ai nostri occhi, tanto le movenze e le posture sono uguali all’originale. E poco importa se Marinelli non ha la cadenza genovese: la sua recitazione, intensa e sentita, rapisce e colpisce, tanto quanto ascoltarlo suonare e cantare la discografia di Faber. E tutto questo funziona per un motivo semplicissimo: non imita il reale (“Sarebbe stato impossibile uguagliarlo”, ha ammesso), ma porta in scena un suo personaggio.

Fabrizio De André. Principe libero parte dal rapimento del cantautore e della compagna Dori Ghezzi in terra sarda, ma quello che ci viene concesso di questo fatto, in apertura, è solo uno sguardo. Infatti il racconto torna indietro all’adolescenza dell’artista per mostrarci un giovane in fuga dalle regole, un figlio alle prese con un rapporto di odio-amore col padre (Ennio Fantastichini), il regalo della prima chitarra ma anche i giri fra i carrugi di Genova e i salti nei letti delle prostitute. In poche parole sullo schermo vengono rappresentati 40 anni di vita di De André, cercando di riprenderne i fatti salienti ma soprattutto mettendo in luce come le sue amicizie e frequentazioni siano state decisive per la sua formazione. E proprio in questo contesto si inserisce l’interpretazione degna di nota di Gianluca Gobbi nei panni dell’amico e collega Paolo Villaggio, oppure quella di Matteo Martari che presta il volto per il ruolo di Luigi Tenco, e ancora Orietta Notari come Fernanda Pivano.

In questo excursus attraverso anni, canzoni e album, vizi e stravizi, sigarette e whisky, una costante rimane sempre presente e invariata: la ricerca della libertà, sia in campo privato o lavorativo, che lo tormenta fin da giovane e che lo stravolgerà con la prigionia del rapimento, totale negazione di essa. Ribelle, anarchico, tormentato e geniale: per lui “anarchia è darsi delle regole prima che lo facciano gli altri”, ma ovunque c’è qualcuno che gliele vuole imporre, e a cui da puntualmente e caparbiamente contro. Non si placa il suo animo né con il matrimonio con Puni (Elena Radonocich) né con la nascita del figlio Cristiano, anzi la relazione clandestina con la futura seconda moglie Dori lo smembra in tanti Fabrizio diversi, almeno quattro, in perenne conflitto tra loro. E quando lascia la moglie e torna nella amata campagna con la nuova compagna Dori (Valentina Bellè), facendo quel ha sempre voluto immerso nella natura e trovando la serenità, arriva anche il rapimento.

La colonna sonora non poteva che essere ricchissima. Non solo le interpretazioni di Luca Marinelli e una famosissima di Mina, ma anche qualche incursione di Tenco, Ghezzi, Wess, perfino Mozart, e naturalmente le versioni originali cantate da Faber che culminano in un finale da brividi. Che lo vediate al cinema, oppure in tv, che siate amanti oppure profani, nonostante alcune licenze che la storia si concede, Fabrizio De André. Principe libero, dosando a dovere realtà e fiction, sa infondere un misto di nostalgia e amarezza, commozione e magnetismo, rendendo in pieno il genio e il poeta che è stato e che sempre rimarrà Fabrizio De André.

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"Suonala ancora, Sam"