Skyscraper: recensione

EFFETTO NOSTALGIA PER GLI ACTION-MOVIE DEGLI ANNI ’80, MA ANCHE TANTO CUORE RENDONO SKYSCRAPER UN FILM DI GRANDE INTRATTENIMENTO

the rockThe Rock è Will Sawyer, un ex-agente dell’FBI, il quale, a seguito di una missione fallita ha perso un arto e si trova a reinventarsi esperto di sistemi di sicurezza. È in tale veste che viene chiamato a Hong Kong dal magnate Zhao Long Ji per controllare i sistemi di The Pearl, la torre più alta del mondo, prima dell’apertura ufficiale al pubblico. L’imponente struttura è una cittadella che si espande in verticale, sulla carta assolutamente impenetrabile, ma un attacco terroristico ne trova il tallone d’Achille e mette in serio pericolo l’incolumità della famiglia di Sawyer. Inizia così una corsa contro il tempo e contro le fiamme per salvare i propri cari.

Ogni tanto Hollywood si ricorda dei bei film di una volta, quelli che ormai non si fanno più, perché adesso tutto deve essere un remake, un sequel, un franchise, un prodotto di intrattenimento a 360 gradi che faccia contenti tutti e che sia il più politicamente corretto possibile. Skyscraper, per quanto debba molto in ispirazione a Trappola di cristallo – Die Hard, è proprio un film d’altri tempi. Uno in cui l’eroe nei primi minuti sbaglia e ne paga le conseguenze. Un eroe che in realtà non è un eroe , ma un uomo ordinario che si ritrova in una situazione straordinaria e compie un’impresa eroica. Un film nel quale ogni aspetto della sceneggiatura non cade nel vuoto, ma viene ripagato in seguito.

Se, per esempio, la moglie del protagonista ha sempre il cellulare che non funziona, per il quale è sufficiente un riavvio di sistema per metterlo a posto, non è un espediente per sollecitare la risata facile o un leggero riempitivo,  ma troverà un motivo d’essere a tempo debito. Niente di particolarmente complicato, ma chissà perché al cinema le sceneggiature delle grandi produzioni sono andate instupidendosi; qui invece si dà per scontato che il pubblico segua con attenzione e intelligenza.

A questo si aggiunga una confezione pressochè perfetta, con effetti speciali che lasciano senza fiato, con un ritmo che non dà un attimo di tregua e che non si perde in momenti inutili. Tutto il cinema d’azione degli anni ‘80 e ‘90 era così, si potrebbe citare l’intera filmografia di Renny Harlin o John McTiernan. Adrenalinico, teso, con l’occhio sempre rivolto all’aspetto umano, di un uomo che cerca di salvare la sua famiglia. Skyscraper è un film che conquista dal primo minuto e non molla mai la presa, un film che mantiene le promesse e non cerca di essere ciò che non è.

Tanto di cappello al regista Rawson Marshall Thurber, noto maggiormente per commedie di cassetta. Peccato che i giochi di parole con grattacielo, inferno e cristallo siano già stati tutti usati in passato, così ci teniamo il titolo in originale; un bel titolo catastrofico ad effetto sarebbe calzato a pennello.

 

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