IT – Capitolo Due: recensione

IL REGISTA MUSCHIETTI ALZA LO SPECCHIO E CI PONE DAVANTI ALLE NOSTRE PAURE NEL RITORNO DI PENNYWISE NEL FILM IT – CAPITOLO 2

IT-CAPITOLO-2GENERE: horror

DURATA: 165 minuti

USCITA IN SALA: 05 settembre 2019

VOTO: 4 su 5

È risaputo cosa si dica di Stephen King, che sia un eccellente autore di romanzi, ma che sui finali lasci spesso a desiderare. Tale critica, traslata nel mondo fittizio di IT – Capitolo Due diventa una battuta ricorrente e, nel mondo reale, fonte d’ispirazione per realizzare una conclusione all’altezza delle aspettative e che non lasci delusi i fan. È un’allusione sottile, metacinema al punto giusto, quella che identifica l’autore con il personaggio di Bill (James McAvoy), diventato scrittore di successo, con film tratti dai suoi libri, ma con finali detestati da tutti. Una strizzatina d’occhio che viene ripagata con estrema soddisfazione a metà racconto. Ma è anche testamento di questo nuovo adattamento cinematografico che ha imparato dagli errori della precedente versione televisiva e che costruisce un film di grande fascino e inquietudine.

Sin dalle prime battute è chiaro il rispetto del materiale di partenza, ma anche il coraggio di mostrare. Il regista Muschietti non edulcora la pillola, affronta a testa alta l’episodio del pestaggio di un omosessuale che segna il ritorno del clown, mostrandone la violenza e tutta la stupidità del gesto. In tempi così politicamente corretti, denota grande polso la scelta di rappresentare senza mezzi termini l’odio racchiuso in un gesto così orribile, ma fondamentale ai sensi della trama (Pennywise si nutre delle paure altrui, ed è la paura del diverso a riportarlo in vita). È la base per un film senza compromessi.

IT – Capitolo Due racchiude in sé la somma dei temi cari a Stephen King, quali il confronto con le proprie paure, il sentimento di amicizia, l’essere in grado di rompere con ciò che lega all’infanzia, il bullismo, il rosso sangue che pervade certe scene. I palloncini, emblema di quel rosso sangue, sono continui presagi di un’imminente morte sullo schermo.

Impossibile non sentire echi di Stand by me, di Shining in questa opera magna. Tra le pieghe di un racconto teso e più compatto del precedente capitolo, che peccava di qualche rallentamento nella narrazione, si possono trovare innumerevoli citazioni visive e ammiccamenti allo spettatore esperto (sarà un caso che Ben, il bambino paffutello, crescendo diventi un uomo affascinante, proprio come successo nella realtà a Jerry O’Connell, tra i protagonisti di Stand by me).

A livello cerebrale il film tocca le giuste corde con grande dosaggio di introspezione e terrore. A livello viscerale incute tanto timore, fa un utilizzo più sapiente di Pennywise di quanto non lo facesse in precedenza, ampliando le sue apparizioni e rendendo il suo aspetto ogni volta più macabro.

Il secondo capitolo non è semplicemente la rivincita dei perdenti, è un puzzle che scava nella profondità delle emozioni, che ci mette a confronto con le nostre di paure, proprio perché questa volta i personaggi sono adulti che dovrebbero aver superato i timori infantili. Quegli adulti siamo noi.

 

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