Madre: recensione

MADRE DI RODRIGO SOROGOYEN PORTA NELLA SEZIONE ORIZZONTI DEL FESTIVAL DI VENEZIA IL DRAMMA DI UNA DONNA CHE HA PERSO IL FIGLIO

madre posterGENERE: drammatico, thriller

DURATA: 128 minuti

DATA D’USCITA: N/D

VOTO: 2,5/5

Una spiaggia isolata e silenziosa, una presenza maschile che avanza minacciosa e un’ultima straziante telefonata tra una madre e un figlio. Ѐ questo il paesaggio che fa da sfondo a Madre di Rodrigo Soroyones, presentato in concorso nella sezione Orizzonti al Festival di Venezia.

Per realizzare il progetto il regista spagnolo è partito dal suo omonimo corto del 2017, che gli ha fruttato oltre cinquanta riconoscimenti in festival internazionali e anche una nomination agli Oscar nel 2019 come migliore cortometraggio di finzione.

In una giornata iniziata come tante altre, Elena (Marta Nieto) riceve una chiamata destinata a cambiare per sempre il corso della sua esistenza. Dall’altro capo del telefono c’è suo figlio Ivàn (Álvaro Balas) di soli sei anni, che le comunica di essere rimasto in spiaggia da solo, poiché il padre si è allontanato senza fare ritorno.

Rendendosi subito conto della gravità della situazione, la donna contatta la polizia, senza ricevere alcun aiuto e assiste inerme al rapimento del figlio. Questo accadimento la getta nel più completo sconforto, spingendola a trasferirsi proprio in quelle Landes della Francia, dove la ritroviamo dieci anni dopo.

madreTuttavia, proprio quando Elena sembra essersi rifatta una vita, la sua quiete viene sconvolta dall’incontro sulla spiaggia con l’adolescente Jean (Jules Porier), che le ricorda in maniera impressionante Ivàn. Contro ogni logica, cerca di scoprire il più possibile su di lui, a cominciare dalla casa in cui abita. Tra i due si instaura un legame sempre più forte, che porterà a inevitabili conseguenze per tutte le persone coinvolte.

Madre si apre con una scena fortemente drammatica e, anche se quest’atmosfera non viene mai meno, la storia si perde quasi subito, sottolineando l’ovvio e cadendo in una serie di cliché. Il film, infatti, non aggiunge nulla di nuovo al genere a cui appartiene nel raccontare il rapporto tra Elena e Jean, che – stando a quanto asserisce il ragazzo ˗ nessuno può capire, ma neanche ostacolare, né i genitori di lui, né il compagno di lei. Le premesse per un bel film c’erano tutte, ma qualcosa è venuto a mancare a metà del percorso. Restano lodevoli le interpetazioni dei protagonisti.

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