Seberg: recensione

KRISTEN STEWART INTERPRETA L’ICONICA DIVA JEAN SEBERG NEL DRAMMA BIOGRAFICO SEBERG DI BENEDICT ANDREWS, FUORI CONCORSO AL FESTIVAL DI VENEZIA

seberg kristen stewartGENERE: biografico, drammatico, thriller

DURATA: 102 minuti

DATA D’USCITA: N/D

VOTO: 3,5/5

Tra i film presentati fuori concorso al 76esimo Festival di Venezia, c’è anche Seberg di Benedict Andrews (Una), che porta sul grande schermo la storia dell’iconica attrice francese Jean Seberg, che negli anni 60/70 fu perseguitata dall’FBI di Hoover per la sua vicinanza alla causa del Black Power e delle Black Panthers.

La storia comincia nel 1968 quando Jean (Kristen Stewart) lascia Parigi per far ritorno negli Stati Uniti, a Los Angeles. Durante il volo incontra l’attivista per i diritti civili Hakim Jamal (Anthony Mackie) dai cui intenti rivoluzionari resta attratta e incuriosita, a tal punto da schierarsi apertamente a suo favore di fronte ai fotografi. “Se riesci a cambiare una mente, cambi il mondo”.

Questo gesto ingenuo segna l’inizio del suo calvario, che la fa finire nella lista delle persone d’interesse del programma di sorveglianza illegale dell’FBI, noto come COINTELPRO. Jane instaura una relazione amorosa con Hakim, inizia a firmare assegni a favore della Fondazione Malcom X e invita alle sue feste esponenti di punta delle Black Panthers, diventando ben presto un soggetto di primo piano nella caccia alle streghe ormai in atto.

L’FBI spia ogni suo movimento, posizionando varie cimici nella sua villa e avviando una campagna diffamatoria contro di lei per renderla un caso esemplare. Il compito di sorvegliarla viene affidato al giovane e ambizioso agente federale Jack Solomon (Jack O’Connell).

SebergCon il passare del tempo, Jean diviene sempre più paranoica, arrivando a prendersela anche con un tecnico sul set di un western che sta girando. La donna, infatti, percepisce la minaccia, ma non riesce a comprendere chi la sta spiando e perché.

La storia scorre su due binari paralleli: il primo riguarda la protagonista femminile e il suo crollo emotivo, mentre il secondo pone al centro Jack, che pare restio ad adattarsi completamente ai metodi intimidatori usati dai suoi colleghi e che, al contrario, vorrebbe cercare di aiutarla.

A eccezione di un paio di sequenze, Seberg scorre in maniera lineare (forse troppo), non regalando colpi di scena allo spettatore, ma riuscendo lo stesso a catturare la sua attenzione grazie alla credibile performance di Kristen Stewart, che riesce a dare corpo e voce alla fragilità e alla sensualità di Jean.

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