Il processo ai Chicago 7: recensione

IL PROCESSO AI CHICAGO 7, UNA PAGINA BUIA DELLA STORIA AMERICANA CHE ANCORA SI RIPETE

Il processo ai Chicago 7 - Film (2020) - MYmovies.it

DURATA: 129 minuti

USCITA: 16 ottobre 2020

VOTO: 4.5 su 5

Il processo ai Chicago 7 non potrebbe arrivare in un momento più opportuno nel contesto socio-politico Americano. L’America di oggi, con la sua divisione politica, spaccata nettamente in due, riflette di gran lunga l’America di Nixon degli anni ’60 descritta nel film. Una storia che tristemente si sta ripetendo sotto gli occhi di tutti.

Scritto e diretto da Aaron Sorkin, Il processo ai Chicago 7 è un progetto originariamente concepito da Steven Spielberg, il quale, ben quattordici anni fa, si rivolse a Sorkin in qualità di sceneggiatore. Nella Storia Americana tale processo è tra i più celebri e tra i più lunghi che ci siano stati e Spielberg ha sempre desiderato trarne un film. Con il passare degli anni però i parallelismi con i nostri giorni si sono fatti sempre più profondi fino alla decisione di non poter più rimandare. Di conseguenza Sorkin ha assunto i redini anche della regia.

Nel 1968, poco dopo l’elezione di Nixon che si avvicendava al presidente Johnson, diversi gruppi di protesta, tra i quali Gli Studenti per una Società Democratica guidati da Tom Hayden (Eddie Redmayne) e gli Youth International Party di Abbie Hoffman (Sacha Baron Cohen) si riversarono su Chicago durante la convention del partito democratico per protestare contro la guerra in Vietnam. I vari leader, i 7 del titolo, furono tutti arrestati dopo un violento scontro con la polizia, accusati di cospirazione. Il processo che ne conseguì (della durata di quasi cinque mesi) è al centro del racconto.

Le attuali proteste per strada scaturite dall’omicidio di Breonna Taylor e George Floyd, accolte da manganellate e gas lacrimogeni, xenofobia, il ritorno alla ribalta di gruppi estremisti di destra e non ultimo un presidente che incita alla divisione di pensiero, purtroppo sono tutte scene raccapriccianti già viste durante la presidenza Nixon. Ecco che il film tratta tanto di quanto accadde allora quanto di ciò che sta accadendo oggigiorno.

Con un cast stellare a disposizione, è anche fortemente un film di Aaron Sorkin in tutto e per tutto. La sceneggiatura è una bomba ad orologeria fatta di dialoghi pungenti ad ogni risvolto. Sorkin fa anche un lavoro di vaglio rispetto ad un processo durato così tanto tempo, scegliendo i momenti più significativi che confermino la tesi. Potrebbe sembrare riduttivo e furbesco, ma è strettamente importante ai fini drammatici e alla buona riuscita del film. Gli vengono ovviamente in soccorso mostri di bravura come Sacha Baron Cohen, Eddie Redmayne e Joseph Gordon-Levitt (tra gli altri) che incarnano le loro controparti reali con grande onestà, senza mai sfociare nell’imitazione, ma catturando in pieno l’essenza di ciascuno.

Per quanto ciò che accade in aula di tribunale rappresenti il corpo principale della pellicola, Sorkin cavalca anche i binari paralleli della protesta e quello del rapporto tra Hayden e l’hippie Hoffman. Due figure così diverse ed entrambe di grande testa, i classici due galli nel pollaio che non potevano che far scatenare accesi battibecchi. La presentazione su tre fronti di Sorkin è un’idea geniale che non solo conferisce contesto, ma contribuisce a tenere la tensione sempre sui massimi livelli.

Un film necessario, fondamentale e del quale si sentirà parlare a lungo.

 

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