TFF31 – 2 Automnes 3 hivers: recensione film (Torino 31)

LA NOUVELLE VAGUE TORNA AL CINEMA GRAZIE A SEBASTIEN BETBEDER

2 automnes 3 hivers locandinaÈ  possibile, con una magia chiamata cinema, portare le tematiche e lo stile della nouvelle vague in un film dai temi e personaggi a noi contemporanei senza che questo sembri anacronistico. Ce lo ha dimostrato più volte Philippe Garrel e ce lo ricorda Sebastien Betbeder con il suo 2 Automnes 3 hivers.

Arman e Amelie si incontrano, si innamorano e la loro relazione, costellata di problemi, è legata a molte delle persone che li circondano, come Benjamin, la sua Katia e anche il fratello di lei depresso.

Anche il modo in cui si ama, si vive e si soffre è figlio dell’epoca in cui le persone amano, vivono e soffrono e, come il miglior Godard, Betbeder è questo che racconta in un tempo che comprende, come il suo titolo fa capire, 2 autunni e 3 tre inverni.

Con una delicatezza registica attenta a ogni immagine e che non lascia nulla al caso, il cineasta accompagna i suoi protagonisti, attraverso la camera, nella loro realtà dividendo il loro presente in tre capitoli che vanno dal 2009 e il 2011. Il cineasta racconta la paura, la malattia, la felicità e l’infelicità mischiando quella nuova onda che a partire dagli anni 50’ rivoluzionò il cinema francese alla freschezza contemporanea di registi come Valerie Donzelli.

La lentezza della narrazione è tipica dei film francesi della seconda metà dello scorso secolo eppure la capacità di rendere i personaggi del lungometraggio familiari allo spettatore fa sì che questa lentezza non sia un peso ma un tempo ben speso in compagnia di qualcuno che diviene, immagini dopo immagine, parola dopo parola, familiare tanto che, ad un certo punto, esattamente come le vite dei vari protagonisti e coprotagonisti, quella di chi guarda il lungometraggio sembra legata a coloro che compiono le azioni sul grande schermo almeno per il tempo della durata di una pellicola che ha la capacità di entrare sotto la pelle dello spettatore.

2 Automnes 3 hiveres è la parabola di un amore ma anche la descrizione minuziosa della fragilità di una generazione, quella under 30, dei loro sentimenti e della loro paura che, come sentenzia Amelie è illogica eppure persiste nella vita e in un racconto che lascia il segno e emoziona.

 

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