Molière in bicicletta: recensione film

PHILIPPE LE GUAY PORTA IL MISANTROPO DI MOLIERE NEI NOSTRI GIORNI

moliere_in_bicicletta_locandinaGENERE: drammatico

DATA DI USCITA: 12 dicembre

DURATA: 104’

VOTO: 4 su 5

1667, 4 giugno: al Palays Royal di Parigi viene messa per la prima volta in scena Il misantropo, opera di Molière che si discosta dai suoi precedenti lavori e nata dalla crisi personale e delle piece, come il Don Giovanni e Il tartufo che non hanno avuto palchi sui quali esibirsi.

Serge Tanneur è un ex attore teatrale che da tempo si è ritirato a vita privata in una fatiscente villetta sull’sull’Ile de Ré. I suoi giorni passano grazie a lunghissime passeggiate in bicicletta ma quando un giovane collega all’apice della sua carriera per merito di ruoli in noti medical drama, Gauthiere Valence, gli propone di essere il protagonista di Il misantropo l’uomo, dopo molti tentennamenti, non se la sente di rinunciare alla proposta e attraverso il personaggio che è chiamato a far rivivere sul palco capisce quanto la sua delusione nei confronti di un mondo che prima l’ha acclamato per poi rigettarlo sia simile a quella del suo alter ego teatrale: Alceste. Nonostante questo però la pressione per il nuovo lavoro è tanta: entrambi gli attori vorrebbero essere Alceste, Serge perché si sente vicino alla sua filosofia e alla sua storia e Gauthier per dare pregio alla sua carriera. Questo duello a suon di battute riavvicinerà i due amici fino all’arrivo di Francesca.

Attraverso il suo ultimo lavoro, Molière in bicicletta, il cineasta Philippe Le Guay mette in scena, a suo modo, tutto il primo atto di una delle più belle opere teatrali francesi rendendo contemporanei i suoi personaggi.

Serge è l’Alceste dei nostri tempi deluso e anticonvenzionale alla ricerca della virtù, unico riparo dalla realtà, Filimene ha i tratti somatici e caratteriali di Gauthiere che si trasforma, con l’arrivo di Francesca/Celimene – versione completamente rivisitata della frivola protagonista che risulta essere ancora più cinica di Alceste per colpa delle sue pene d’amore – in Oronte.

Con questa operazione, intelligente, intellettuale e allo stesso tempo popolare, Le Guay porta sul grande schermo una commedia nota dando al testo e alla storia una freschezza contemporanea in una trasposizione totalmente nelle corde della settima arte.

La bravura dei protagonisti, ai quali si aggiunge la nostra Maya Sansa nei panni di Francesca/Celimene, Fabrice Luchini e Lambert Wilson, perfettamente calibrati nei loro ruoli, aiutano non poco la naturale metamorfosi del testo, dell’ambientazione e della storia nata dalla penna di Molière.

Non è nuova, né facile, l’operazione di mischiare caratteristiche e caratteri nati per varcare il palco di un teatro con quelli di protagonisti di film eppure Le Guay ci riesce alla perfezione portando nell’anima, nella voce e nei gesti, nei dubbi e nella depressione di oggi parole e meccanismi nati da una mente della seconda metà del 600’ confermando la genialità senza tempo di Jean-Baptiste Poquelin e mettendo alla luce la sua bravura.

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