La Spia – A most wanted man: recensione film

LA SPIA – A MOST WANTED MAN, L’ULTIMO GRANDE ONE-MAN-SHOW DI PHILIP SEYMOUR HOFFMAN

la spia - a most wanted man locandina filmGENERE: thriller

DURATA: 122 minuti

USCITA IN SALA: 30 Ottobre 2014

VOTO:  3 su 5

Dopo l’11 Settembre 2001, il terrorismo ha cominciato ad occupare le prime pagine dei giornali del mondo occidentale. Tutti i giorni. Quel che è successo dopo la tragedia delle Torri Gemelle ha riposto l’attenzione verso un nemico tutt’ora incomprensibile per quanto ormai conosciuto, forse politicamente il più pericoloso in quanto mosso da uno spirito profondamente religioso. Le violenze che mettono in atto in nome di un Signore per il quale sono pronti a morire, le schiaffano in faccia ad un Occidente per niente preparato ad una escalation così stringente li dove sanno di far davvero male: arrivare al cuore dei milioni di individui che si fermano a guardare il video della decapitazione di un reporter, del giornalista torturato, del fotoreporter saltato in aria su una mina antiuomo. Dopo l’11 Settembre anche il modo di fare guerra è cambiato: spesso non è la violenza fisica quella che brucia, ma quella psicologica che annienta la morale.

Per combattere questo nemico senza regole se non il fanatismo islamico, non indagano solo i servizi segreti ma anche le spie. In La spia – a most wanted man, il lavoro sporco tocca a Gunter Bachmann (Philip Seymour Hoffman) e la sua squadra che lavora nell’ombra di una fredda Amburgo, in attesa del pesciolino che li farà arrivare allo squalo. Il pesciolino è il giovane ragazzo ceceno Yssa Karpov (Grigoriy Dobrygin), arrivato nella città per riscuotere un’eredità di soldi ma anche di un passato doloroso. Insieme all’aiuto del banchiere Tommy Brue (William Dafoe) e ad Annabel (Rachel McAdams), l’avvocatessa del giovane, compito di Bachmann e collaboratori è capire per che cosa verranno usati i soldi che Yssa devolverà ad un gentleman che secondo le loro teorie usa aziende e associazioni benefiche come copertura di passaggi finanziari per attività terroristica.

Quello del regista Anton Corbijn è un thriller freddo come l’atmosfera tedesca, senza sentimento e dal carattere buio. L’unico che tira fuori le unghie e che crede in quel che sta facendo – metaforicamente e artisticamente parlando – è Philip Seymour Hoffman, che in questo suo ultimo film ha dato davvero il meglio di sé interpretando un uomo dall’animo tormentato da vicende passate che lo hanno profondamente segnato e che adesso sono il motivo per cui vuole portare a segno la missione. Che abbia sentito il personaggio come una sorta di rivalsa anche nei suoi confronti? Nessuno potrà mai dirlo, purtroppo. Tra questioni intrigate, doppio giochismi e rivalità aperte, il one-man-show porta avanti da solo un film che per il genere e per la storia dovrebbe già riuscire da solo a tenere alta la concentrazione ma che invece butta troppi dettagli nella trama seguiti dai dubbiosi silenzi dei personaggi che lasciano presagire una fine ingloriosa.

Piuttosto che essere colpiti dalla storyline, gli unici colpi che lo spettatore prende sono quelli di sonno intervallati da qualche momento d’azione che vale la pena seguire solo attraverso gli occhi dell’attore. Tuttavia non importa perché quel che ricorderemo di La Spia – A most wanted man è appunto il fardello che porta sulle proprie spalle per essere stato l’ultima grande interpretazione del compianto attore americano. Quasi a pensare che si aspettasse di andarsene di li a poco, quasi a voler lasciare un testamento cinematografico a riprova della sua enorme grandezza da attore.

 

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