13 Sins: Missing in Italy

DA SEVEN A THE GAME, SULLE ORME DI MICHAEL DOUGLAS

13 Sins locandinaGENERE: thriller, horror

DURATA: 92 minuti

VOTO: 3 su 5

Il genere del thriller, in particolare quello a tinte horror, si sa, è ormai più che saturo. E’ sempre più difficile, infatti, trovare un prodotto capace di sorprendere lo smaliziato pubblico odierno. Perciò si assiste spesso ad operazioni che cercano di miscelare stilemi ben radicati nell’immaginario comune con qualche tocco personale, perlopiù minimo, da parte dei suoi autori. 13 Sins, all’anagrafe anche Angry Little Gods, si piazza esattamente su questa linea di confine, con un plot di base che puo’ ricordare, più di tutti, il cinema di David Fincher, dal celebre Seven, dove erano i biblici sette “peccati” capitali a scandire l’indagine “noir” di Brad Pitt e Morgan Freeman, al meno accreditato The Game, il quale, come da titolo, poneva il protagonista Michael Douglas al centro di un violento, quanto pericoloso, gioco. Tra l’altro, la pellicola non è tecnicamente originale di per sé, visto che si tratta di un remake del thailandese 13: Game of Death di Chukiat Sakveerakul.

Elliot Brindle è un brillante coordinatore dei servizi sociali, alle prese, però, con gravi problemi finanziari. Perde il lavoro, malgrado molte persone nella sua vita contino su di lui, come Michael, il fratello afflitto da un ritardo mentale, Shelby,  la fidanzata incinta, e suo padre. A corrergli provvidenzialmente in soccorso, una misteriosa telefonata, la quale lo invita a partecipare ad un gioco a premi. Se acconsentirà, gli verrà accreditata un’ingente somma di denaro. Dopo essersi assicurato che l’ignoto benefattore dica il vero, controllando direttamente il suo conto in banca, il game master dà così il via alla competizione, che consiste nel superare 13 prove. Più andrà avanti, più i premi saranno maggiori, ma se fallirà, perderà ogni cosa.

A interpretare il protagonista il giovane statunitense Mark Webbler, poco conosciuto fin ora al grande pubblico, a parte il coinvolgimento in Scott Pilgrim vs. The World, ma che possiede già all’attivo numerose pellicole, perlopiù indipendenti. Il quadro del cast “familiare” è completato dagli attori Devon Graye (Dexter), il fratello, di recente apparso nella serie The Flash e presente nell’atteso I Am Michael con Zachary Quinto e James Franco; Tom Bower (Die Hard 2), il padre; e Rutina Wesley (True Blood), la fidanzata Shelby. Chi non ha bisogno di presentazioni è indubbiamente l’Hellboy di Gullermo del Toro, Ron Perlman, nei panni del detective che investiga contemporaneamente sulla faccenda. A prestare voce, infine, al game master tocca a George Coeman, già uno dei Transformers (Wheeljack) nel terzo film della saga.

Come detto, quando la trama puo’ non essere delle più originali, per forza di cose è la regia, e insieme a lei tutto il reparto tecnico, a doversi sobbarcare l’onere di imprimete un certo tocco innovativo. Se si parla di remake, poi, il lavoro è doppio, considerando che pure la pellicola originale era a sua volta un adattamento dell’episodio 13th Quiz Show, della serie a fumetti thailandese My Mania. L’arduo compito spetta, così, al filmaker tedesco Daniel Stamm, che scrive inoltre la sceneggiatura insieme a David Birke.

Presentato al SXSW film festival di Austin, in Texas, 13 Sins, a detta dello stesso regista, curiosamente vuole ispirarsi a un altro film con protagonista Michael Douglas. Non quello di Fincher, quindi, ma bensì il Falling Down (Un giorno di ordinaria follia, da noi) di Joel Schumacher, probabilmente per la spirale di violenza, in continua ascesa per tutta la durata della pellicola, che coinvolge, anche qui, l’ “ordinario” Bill Foster, fresco disoccupato e abbandonato dalla sua famiglia ad inizio film. Uno sfortunato destino accomuna così questi due personaggi, che finiscono entrambi con lo sfogarsi brutalmente, seppur in circostanze e modi differenti, con la società, prima colpevole di tutti i loro mali.

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